Dopo le “mogli” esposte senza la loro volontà attraverso forum e siti sul web, compare su internet ora lo sfruttamento commerciale di riprese intime, rubate dagli impianti di videosorveglianza in giro per il mondo. Si tratta di veri e propri spioni in camera da letto, un portale contenente migliaia di video rubati da telecamere rubate da camere da letto, ville di celebrity ma anche da spogliatoi di palestre “vip”. Le indagini della Polizia postale sono in corso, con un perimetro che parte da oltre 2.000 dispositivi violati, e un portale che contiene video hot rubati da spogliatoi e case private.
Video hot rubati negli spogliatoi e in case private venduti online. Cronologia, dati e Paesi coinvolti
La scoperta emerge tra il 4 e il 5 settembre 2025. Una società italiana di cybersecurity individua un portale nel clear web con migliaia di registrazioni sottratte a sistemi di videosorveglianza. Il portale mostra anteprime gratuite e vende accessi a telecamere in diretta. L’indicizzazione consente ricerche per stanza, attività, tipologia di persone. Gli elenchi comprendono dispositivi in Europa e fuori Europa. Per l’Italia sono stati censiti circa 150 device, ma da venerdì 5 e sabato 6 settembre i contenuti riferiti al nostro Paese non risultano più esposti nelle pagine pubbliche del sito. I listini restano attivi per molti altri Paesi, con clip e dirette. Le visualizzazioni di singoli video superano le ventimila unità.
Cosa si vedeva dall’Italia prima del blocco
Fino alla sera di giovedì 4 settembre erano visibili clip dall’Italia, anche recentissime. Nelle anteprime comparivano camere da letto, bagni e salotti. Alcuni video erano geolocalizzati o descritti con riferimenti a città italiane. Le schede indicavano durata, numero di view, presenza dell’audio, descrizione sintetica delle persone e dei luoghi. Dopo l’attenzione mediatica e l’avvio delle verifiche, la sezione Italia non appare più nelle pagine pubbliche del portale.
Il caso De Martino come detonatore
La vicenda diventa nazionale per la denuncia di Stefano De Martino, che ha segnalato la diffusione di un video intimo sottratto dal sistema di videosorveglianza dell’abitazione della compagna. La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta, mentre gruppi su piattaforme di messaggistica continuano a rilanciare il filmato, nonostante le istanze di rimozione. La visibilità del caso ha accelerato l’attenzione su portali e bot che rivendono accessi a telecamere compromesse.
Video hot rubati negli spogliatoi e in case private venduti online: come funziona il portale
L’ingresso non richiede registrazione per le clip di anteprima. Per vedere di più, l’utente acquista l’accesso alla singola telecamera o a pacchetti. I prezzi oscillano da circa 20 a 575 dollari in base alla “popolarità” dei contenuti e alle visualizzazioni. Un bot di messaggistica gestisce parte delle transazioni e la consegna degli accessi. In alcuni casi viene offerta persino la possibilità di interagire con il device, se la configurazione lo consente.
Il dominio risulta registrato alle isole Tonga, fuori dall’Unione europea. Una registrazione extraterritoriale rende più complessi gli atti di polizia giudiziaria e le richieste di collaborazione. L’oscuramento di un dominio richiede provvedimenti dell’autorità giudiziaria sulla base di elementi tecnici e giuridici raccolti nelle indagini. Nel frattempo possono scattare sequestri mirati di risorse o blocchi a livello DNS, ma non sempre sono immediati o risolutivi se il gestore replica l’infrastruttura. Corriere della SeraRaiNews
Le tecniche di intrusione più comuni
Gli attaccanti puntano sugli errori di base. Password deboli o di default aprono la porta. Firmware non aggiornati espongono falle note. Alcuni produttori hanno lasciato backdoor poi chiuse con update che molti utenti non installano. Anche le sincronizzazioni cloud, se gestite male lato provider o lato utente, possono esporre flussi e archivi. Una volta dentro, chi attacca copia, cataloga, indicizza e monetizza. L’ecosistema di rivendita usa motori di ricerca interni, tag, elenchi per stanza e tipo di attività, oltre a canali di pagamento di facile accesso.
Quadro legale e reati ipotizzati
Le procure e la Polizia postale stanno mappando i flussi e i server coinvolti. Le ipotesi comprendono accesso abusivo a sistema informatico, trattamento illecito di dati personali e diffusione non consensuale di contenuti sessuali. La presenza di minori o la ripresa in luoghi particolarmente sensibili aumenta la gravità dei reati. Per i contenuti già rilanciati su piattaforme terze si procede con richieste di rimozione e con tracciamenti dei canali di condivisione.
Cosa fare se sospetti di essere stato filmato
Interrompi subito la connessione della telecamera sospetta, reimposta il dispositivo alle condizioni di fabbrica e aggiorna il firmware. Cambia le password di router, NVR, telecamere e app, abilita l’autenticazione a più fattori. Non scaricare né condividere il video. Raccogli prove con data e ora e denuncia alla Polizia postale. Per studi medici o centri estetici coinvolgi il DPO o il consulente privacy per gli adempimenti e la notifica alle autorità competenti.
Dieci misure pratiche per ridurre il rischio
Usa credenziali robuste e uniche per ogni dispositivo.
Attiva l’autenticazione a più fattori quando disponibile.
Aggiorna regolarmente firmware e software.
Disattiva l’accesso remoto se non necessario o limita gli IP ammessi.
Segmenta la rete creando una Wi-Fi separata per IoT e videosorveglianza.
Chiudi porte di amministrazione esposte su Internet e usa protocolli cifrati.
Rivedi le inquadrature, evita letti, bagni, spogliatoi e aree sensibili.
Controlla i log di accesso e imposta alert di attività anomale.
Evita archivi cloud non indispensabili o proteggili con regole rigorose.
Valuta marchi che garantiscono patch e changelog di sicurezza chiari
Cristina Ferrari
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