Cosa fare contro la violenza sessuale online?

A seguito della vicenda relativa al gruppo Facebook “Mia moglie” (gruppo formato da 32.000 utenti che condividevano le immagini delle proprie mogli a sfondo sessuale), sono emersi tanti altri casi di canali e forum in cui vengono pubblicate foto di donne senza il loro consenso. In Italia, sono 2 milioni le persone vittime di questo reato. Sì, perché per chi non lo avesse capito, si tratta di un reato penale e procedibile. Come disciplinato dall’art. 167 del Codice della Privacy, si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni e sanzioni da 5.000 a 15.000 euro.

Ma allora perché in tanti restano impuniti? 

Nei confronti di questo reato serve fare più rumore, occorrono le denunce da parte delle vittime, perché la chiusura di un gruppo social non è la risoluzione al problema. I membri del gruppo “Mia moglie” si sono sicuramente spostati su altri canali. Telegram, per esempio, è la piattaforma più utilizzata per la condivisione e lo scambio di materiale sessualmente esplicito. L’associazione PermessoNegato – che si occupa di contrastare la proliferazione della pornografia non consensuale – ha rilevato nel 2022 la presenza di 230 gruppi Telegram italiani attivi nella pubblicazione di contenuti sessuali.

Questi assidui frequentatori di gruppi in cui vengono pubblicate foto intime, senza il permesso delle persone ritratte, devono essere denunciati e severamente puniti, altrimenti continueranno ad agire indisturbati perpetrando violenza. 

Questo illecito non è di certo una materia nuova, eppure dopo tutti questi anni, le storie di revenge porn, di mercificazione della donna, della reificazione della donna a oggetto, si ripetono impunemente. 

Non si tratta solo della deumanizzazione della donna, della sua riduzione a “feticcio”, ma della deumanizzazione di una società che vede crollare il valore del rispetto e la legge morale. Non si agisce rispettando l’Altro, rispettando i principi morali, si agisce piuttosto secondo principi individualistici ed egoistici. E magari, si agisce anche senza essere consapevoli del male che si può arrecare all’Altro, né della gravità dei propri gesti.

Purtroppo, l’inconsapevolezza è figlia di un retaggio culturale difficile da sradicare, ed è quello dell’ideologia patriarcale, della “degradazione maschilista del soggetto femminile ad un oggetto di consumo” (Massimo Recalcati).

Cosa fare per contrastare il fenomeno della pornografia non consensuale?

Le vittime di condivisione di immagini senza consenso, sono talvolta restie a denunciare: temono il giudizio degli altri, avvertono una perdita del controllo, sono in preda a sentimenti di paura e umiliazione. Ma a dover temere per sé sono coloro che violano la privacy della donna degradandola a oggetto. 

Per contrastare questo fenomeno, occorrono interventi strutturali e collettivi. Tutti possiamo e dobbiamo fare la nostra parte – non solo le vittime.

Possibili misure di contrasto:

-raccogliere prove e dati per procedere a denunciare alla postale

-inviare segnalazioni alle piattaforme sui cui avviene il revenge porn

-inviare segnalazioni alle pagine/profili che si occupano di denunciare illeciti (attivisti, giornalisti, ecc.)

-contattare i centri antiviolenza o chiamare il 1522, il numero gratuito anti violenza e stalking.

Le soluzioni ci sono per fronteggiare la violenza sessuale online, ma deve esserci anche una rete sociale compatta e dotata di sistemi di prevenzione e di assistenza giuridica, tecnologica e psicologica. Non è accettabile che ancora oggi, nonostante le infinite lotte per l’emancipazione femminile, le donne debbano essere subordinate alle Leggi del godimento e della perversione maschile. 

L’unica relazione che è in grado di concepire il maschio che viola l’intimità della donna è quella tra soggetto e oggetto. “Meglio, infatti, dipendere da un oggetto inanimato o da un pezzo di corpo che da un soggetto libero di rivolgersi altrove, di andarsene o di desiderare altro” (Massimo Recalcati, La fascinazione feticistica).

Ed è proprio perché le donne sono capaci di andare via, di volgere lo sguardo lontano da chi non le rispetta e da chi non conosce i precetti dell’educazione sessuale, che non bisogna aver paura di denunciare chi osa oltraggiare il proprio corpo, la propria intimità e la propria privacy.

Emanuela Mostrato

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