Purple Rain colonna sonora del finale di Stranger Things: 15 cose che non sai sul capolavoro di Prince

Purple Rain colonna sonora del finale di Stranger Things 5: 15 cose che non sai sul capolavoro del genio di Prince

Gen Z, Gen X per una volta erano fianco a fianco, mentre guardavano il finale di Stranger Things con la mascella serrata (non tutti eh) e lo sterno che vibrava come una cassa sfondata in un club di periferia. Il cielo sopra Hawkins sanguinava un viola elettrico che sapeva di ozono, lacrime compresse e distorsione valvolare. Quando il Si bemolle della chitarra di Prince ha squarciato il silenzio del Sottosopra, è come se il mondo stesse cambiando asse. I Duffer Brothers non hanno semplicemente chiuso una serie; usando Purple Rain hanno scassinato la cripta di Paisley Park e hanno rubato il fuoco agli dei. Fino a qualche giorno fa, per un quindicenne medio, Prince era solo un’emoji o una stampa su una t-shirt vintage da 40 dollari comprata all’H&M. Oggi è il profeta che accompagna la fine del mondo in 4K. I dati non mentono, urlano. Nelle 24 ore successive alla messa in onda del finale di serie, gli stream di Purple Rain sono schizzati del 577% tra la Gen Z. Bene, ora mettetevi comodi e spegnete TikTok. State per scoprire che dietro quel falsetto e quella chitarra c’è una storia e 15 aneddoti che da soli varrebbero una nuova serie Netflix.

Tutti gli aneddoti su Purple Rain la colonna del finale di Stranger Things

L’origine Country e il rifiuto di Stevie Nicks

Il brano non era nato come una power ballad rock, ma come un pezzo country. Prince inviò una traccia strumentale di 10 minuti a Stevie Nicks dei Fleetwood Mac chiedendole di scriverne il testo. Lei rifiutò perché si sentì “spaventata” e “sopraffatta” dalla complessità e dall’intensità della musica

Il timore di plagio e la telefonata ai Journey

Prince era preoccupato che la progressione di accordi della canzone (e in particolare la coda finale) assomigliasse troppo alla hit “Faithfully” dei Journey. Telefonò personalmente a Jonathan Cain, tastierista e autore dei Journey, per fargliela ascoltare e chiedergli la “benedizione” onde evitare cause legali. Cain gli diede il via libera dicendo che erano brani diversi e si sentì onorato dal gesto

La registrazione non è in studio, ma dal vivo

La versione che ascoltiamo sull’album (e nel film) non è una registrazione in studio tradizionale. È la presa diretta di un concerto tenutosi il 3 agosto 1983 al First Avenue di Minneapolis. Era un concerto di beneficenza per il Minnesota Dance Theatre ed era anche il debutto dal vivo di Wendy Melvoin nella band The Revolution. Successivamente in studio furono solo ripulite le tracce, aggiunti archi e tagliata una strofa (la terza, che parlava di denaro).

Il significato apocalittico

Contrariamente all’interpretazione romantica comune, Prince ha spiegato che il significato del testo è legato alla fine del mondo. “Quando c’è sangue nel cielo… rosso e blu = viola. La pioggia viola riguarda la fine del mondo e l’essere con chi ami, lasciando che la fede ti guidi

L’accordo di Wendy Melvoin e l’assenza di basso

Wendy Melvoin, chitarrista dei The Revolution (che debuttava proprio in quel concerto al First Avenue), ebbe un ruolo cruciale nel definire il suono del brano. Fu lei a prendere gli accordi base di Prince e a renderli più complessi, utilizzando voicing jazz e accordi “sospesi” che hanno dato al brano quella sonorità onirica e meno convenzionale rispetto al country rock standard. Sebbene spesso si citi l’assenza di basso nella produzione di Prince di quel periodo, questo è vero per When Doves Cry. In Purple Rain, il bassista Brown Mark è presente, ma l’arrangiamento nelle strofe è così scarno e privo di frequenze basse invasive da lasciare tutto lo spazio alla voce e alla chitarra arpeggiata

La Terza Strofa Cancellata

La versione originale eseguita al First Avenue conteneva una terza strofa che è stata tagliata dal mix finale. Il testo recitava: “Honey I don’t want your money, no, no / I don’t even think I want your love / If I wanted either one I’d take your money and I’d buy it”. Prince decise di rimuoverla perché temeva che il riferimento materiale al denaro diluisse l’impatto emotivo e spirituale del pezzo

L’Influenza Inaspettata di Bob Seger

Prince scrisse “Purple Rain” dopo aver osservato il successo di Bob Seger (famoso rocker del Midwest) nelle arene. Durante il tour di 1999, Prince notò come le ballate rock di Seger (come We’ve Got Tonight) riuscissero a connettere con il pubblico bianco della working-class. Si sfidò quindi a scrivere una canzone con quel tipo di andamento e grandiosità “da stadio”, usando Seger come modello strutturale iniziale.

Il Camion Mobile “Record Plant Black Truck”

La registrazione al First Avenue non fu effettuata con un setup da concerto standard, ma noleggiando una delle unità mobili più costose e avanzate dell’epoca: il Record Plant Black Truck di New York, gestito dall’ingegnere David Z. L’unità era parcheggiata fuori dal club. David Z ha raccontato che Prince, subito dopo il concerto, si avvicinò al camion per chiedere come fosse venuta la registrazione; in quel momento una fan “in impermeabile e nient’altro” si espose a Prince, creando un bizzarro contrasto tra perfezionismo tecnico e caos rock ‘n’ roll.

Il Ruolo di Lisa Coleman negli Archi

Sebbene Prince sia l’architetto principale, l’arrangiamento degli archi che dà al brano la sua coda drammatica è stato curato in gran parte da Lisa Coleman (tastierista). Insieme a Wendy Melvoin, ha contribuito a trasformare la semplice progressione di accordi in qualcosa di più orchestrale e complesso, aggiungendo una texture che mancava nella demo originale country.

La Teoria di “Ventura Highway”

Esiste una teoria persistente, citata da alcuni biografi ma mai confermata direttamente da Prince (che preferiva la spiegazione apocalittica), secondo cui il titolo “Purple Rain” sarebbe stato ispirato da un verso della canzone Ventura Highway della band folk-rock America (“wishing on a falling star / watching for the early train / sorry boy, but I’ve been hit by purple rain”).

Il brano è contenuto in un film

La canzone dà il titolo al film “Purple Rain” (1984), che segnò il debutto cinematografico di Prince. Il brano viene eseguito nella scena finale del film, costituendo il climax narrativo ed emotivo della pellicola. Nel contesto della trama del film, il personaggio interpretato da Prince (“The Kid”) sale sul palco del First Avenue e, prima di iniziare a suonare, dice al microfono: “I’d like to dedicate this song to my father” (“Vorrei dedicare questa canzone a mio padre”). Il film è semi-autobiografico, ma non è un documentario. Il vero padre di Prince, John L. Nelson, era effettivamente un musicista jazz con cui Prince aveva un rapporto complesso, ma non morì né tentò il suicidio in quel periodo (morì nel 2001). Prince ha scritto canzoni con il vero padre (che è accreditato in brani come Computer Blue), ma la dedica di “Purple Rain” nel 1984 era principalmente un elemento narrativo della sceneggiatura per risolvere l’arco del personaggio.

Realizzare il film Purple Rain, all’epoca fu considerata una mossa suicida

Una pazzia per una popstar in ascesa finanziare e recitare in un film semi-biografico drammatico. Hollywood era scettica, ma il film incassò oltre 70 milioni di dollari (a fronte di un budget di 7), trasformando Prince da musicista di successo a icona sexy.

L’Oscar fantasma

Grazie a Purple Rain, Prince vinse il Premio Oscar nel 1985. La categoria esatta era “Best Original Song Score” (Miglior colonna sonora di canzoni originali), una categoria che oggi non esiste più (attualmente divisa o accorpata diversamente). Prince ritirò il premio con un abito di paillettes viola incappucciato, consolidando la sua immagine mistica.

Il “Blocco” in classifica (Il numero #2)

Nonostante sia il brano più iconico di Prince, Purple Rain non raggiunse mai il numero 1 della classifica Billboard Hot 100 negli USA. Si fermò alla posizione numero 2 per due settimane. Dettaglio ironico: Fu bloccata al primo posto da “Wake Me Up Before You Go-Go” degli Wham!.

Puple Rain, Stranger Things e il fattore Kate Bush

I creatori hanno ammesso che l’unica ragione per cui gli eredi hanno detto “sì” all’uso di Puple Rain in Stranger Things è stato l’effetto Running Up That Hill. Dopo aver visto come la serie ha trasformato Kate Bush in una divinità per la Gen Z nella stagione 4, l’Estate di Prince ha capito che era l’unico modo per rendere il brano immortale anche per i quindicenni di oggi.

Così, alla fine, ci ritroviamo tutti lì, intrappolati condannati a ripetere quell’accordo sospeso per l’eternità

Prince non è morto, si è semplicemente dissolto in una pioggia purpurea, lasciandoci soli a fissare gli schermi luminosi delle tv come falene ubriache di luce artificiale. La pioggia non ha mai smesso di cadere. Scende da quarant’anni, sottile e implacabile, lavando via i peccati di Stevie Nicks e le paure dei Journey, bagnando le tastiere dei nostri computer e le speranze di una generazione che ha scoperto il fuoco guardando una serie TV. È una pioggia che sa di lavanda profumata e di circuiti analogici bruciati, un diluvio biblico che non vuole annegare nessuno, ma solo battezzarci tutti, uno per uno, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito del Funk.

E noi restiamo qui, con i vestiti zuppi e il cuore che batte al contrario, aspettando che quel piccolo immenso genio con i tacchi alti torni a dirci che l’apocalisse è, in fin dei conti, solo una festa a cui siamo arrivati troppo tardi, ma con la canzone giusta.

Giovanni Scafoglio

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