Le notizie del 2024 a cui ancora pensiamo

Alexei Navalny, faremo di un estremista di destra un nostro martire? Forse è la sua geolocalizzazione che ne fa un martire?

Dicembre resta il mese per antonomasia dei bilanci e resoconti. Mi soffermo a riflettere sulle notizie del 2024, su quelle che hanno lasciato un segno e quelle che sono cadute nel dimenticatoio. Ogni giorno consumiamo un’enorme quantità di informazioni, ma quali sono quelle che poi ricordiamo, quelle che ci segnano la mente e il cuore? Quelle a cui, passati giorni e mesi, ancora ci pensiamo? Le notizie a cui ancora pensiamo sono quelle che mobilitano il nostro pensiero, quelle che suscitano emozioni, positive o negative, poco importa. Sono quelle che per noi vale la pena raccontare, ricordare ed esprimere un’opinione.

Le notizie del 2024: la morte di Aleksei Navalny

Il 16 Febbraio 2024, Aleksei Navalny, attivista politico e principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, muore in carcere a causa di un malore improvviso. Navalny era stato arrestato con l’accusa di frode e corruzione, ma nei fatti era solo un elemento scomodo per la Russia, perché si opponeva ad un regime dispotico, mobilitava proteste in piazza e denunciava le ingiustizie. Nel corso della sua carcerazione Navalny è stato torturato e avvelenato – evidentemente i servizi segreti russi volevano ucciderlo. 

Notizie come queste vanno raccontate per sottolineare che ancora oggi le persone muoiono per difendere la libertà di espressione e di pensiero. Ancora oggi esistono governi repressivi che perpetuano brutture, che minacciano e zittiscono pur di portare avanti progetti di guerra e di distruzione.

Manganellate a Pisa

Il 23 Febbraio, a Pisa, un gruppo di studenti viene preso a manganellate dalla polizia per essere sceso in piazza a protestare contro la guerra a Gaza. Quei ragazzi avevano organizzato un corteo per esercitare il loro diritto al dissenso, per urlare il cessate il fuoco in Palestina, e le forze dell’ordine hanno invece esercitato la violenza e il potere per annientare le proteste degli studenti.

Le immagini delle manganellate hanno suscitato indignazione nell’opinione pubblica e provocato altre manifestazioni volte a denunciare un governo che tenta di soffocare la libertà di opinione. 

Si lamenta spesso l’incapacità delle nuove generazioni di scendere in piazza a protestare e a difendere i propri diritti. E poi, quando accade che una forza sociale si aggrega per insorgere contro soprusi e ingiustizie, lo Stato risponde con violenza. 

Le autorità dovrebbero far sentire al sicuro le persone, dovrebbero comprendere le motivazioni dei manifestanti, cercare il dialogo. E invece non si fa altro che acuire la distanza tra le generazioni, che eradere le speranze dei giovani che provano a costruire un futuro edificante a fronte di un presente corrotto e omertoso. 

La censura di Antonio Scurati

Lo scrittore Antonio Scurati, in occasione dell’anniversario della liberazione d’Italia, avrebbe dovuto leggere un suo monologo nel programma “Chesarà” di Serena Bortone il 25 aprile 2024. Peccato però che in trasmissione non ci sia mai arrivato, perché la Rai ha deciso di censurare il testo. La giornalista Bortone ha poi dichiarato in un post di prendere le distanze da tale decisione e di denunciare qualsivoglia forma di censura. La dichiarazione della giornalista è stata poi seguita da una lettera di contestazione disciplinare dalla Rai. 

A cosa serve la storia, a cosa è servita la guerra di liberazione italiana condotta da partigiani e antifascisti, se a distanza di tanti anni, si censura il testo di uno scrittore che ricorda lo spettro del fascismo affinché quel che è accaduto non sia né dimenticato né ripetuto? Cosa vuol dire vivere in un paese democratico, se accadono fatti che non collimano con il significato di “democrazia”?

Duplice infanticidio

A settembre 2024, una studentessa di 22 anni di Traversetolo, Chiara Petrolini, viene indagata per duplice infanticidio e soppressione di cadavere. La ragazza ha nascosto a parenti e amici le gravidanze e, secondo la ricostruzione dei fatti, ha partorito al di fuori di una struttura sanitaria, e per due volte ha deciso di uccidere e seppellire i suoi figli. 

Un’agghiacciante notizia di cronaca nera, che vede come protagonista una giovane donna che conduceva una vita apparentemente insospettabile, fatta di famiglia, amici e amore. E invece, Chiara ha rivelato di vivere una vita dissociata dalla realtà, di agire secondo una profonda scissione tra abilità cognitive e assetto emotivo.

Com’è possibile che nessuno intorno a Chiara abbia colto segnali d’allarme? E se qualcosa è stato annusato, perché si è rimasti indifferenti? Davvero stiamo disumanizzando le relazioni, interrompendo la capacità di sentire, di intercettare il malessere di chi ci è accanto? Torneremo mai ad ascoltare e accogliere l’Altro con i suoi problemi e le sue oscurità prima che sia troppo tardi?

Alluvione Valencia

Il 29 ottobre 2024, in Spagna si è abbattuto un tragico alluvione, in particolare a Valencia dove il disastro climatico ha causato oltre 200 morti e oltre 90 dispersi. In otto ore è scrosciata una quantità di pioggia che solitamente si registra in un anno. 

La crisi climatica sta inviando continui segnali di allarme che richiedono interventi e misure di prevenzione e mitigazione, soprattutto nelle zone più a rischio. Gli eventi meteorologici estremi e funesti non sono più l’eccezione, in quanto si ripetono con frequenza e intensità in Europa e nel mondo, provocando morte e disastri all’ambiente.

I governi nazionali quando faranno qualcosa di concreto per arginare la crisi climatica e tutelare la salute pubblica? A quante altre morti dovremo assistere prima che si attuino politiche climatiche che salvino e proteggano il nostro pianeta?

L’omicidio Santo Romano

Nella notte tra il 1 e 2 Novembre 2024, a San Sebastiano al Vesuvio, in provincia di Napoli, viene ammazzato un ragazzo di 19 anni, Santo Romano. Ad ucciderlo è stato un minorenne di 17 anni a cui era stata involontariamente calpestata una scarpa costosa. Santo stava cercando di mitigare la futile discussione tra due gruppi di ragazzi, quando il 17enne – reo confesso – ha estratto una pistola e l’ha colpito in petto. Sono stati inutili i tentativi di soccorso, Santo Romano non ce l’ha fatta.

Morire per un nonnulla è inaccettabile, eppure accade con frequenza che ragazzi minorenni girino armati per la città, pronti a trovare inutili pretesti per amarsi le mani e uccidere spietatamente chi hanno davanti. Troppe le baby gang che compiono reati e troppo poche le iniziative educative tese a salvare i minori dalla strada, a restituire loro il pensiero e la possibilità di scegliere una “vita buona” e non una “malavita”.

“Rispetto” è davvero la parola dell’anno?

Secondo la Treccani, la parola dell’anno 2024 è “rispetto”. A fronte delle notizie dell’anno che ho scelto di ricordare e raccontare, sembra sarcastico terminare l’articolo con questa parola. Ma è proprio perché al mondo di rispetto ce n’è poco, che è giusto accendere i riflettori sul significato di questo termine e sull’importanza di questo sentimento. 

Il rispetto è il presupposto di qualsiasi idea educativa, è l’anticamera per la costruzione di una società civile. Rispetto significa “guardarsi indietro”, cioè voltarsi e scegliere di rivolgere uno sguardo gentile al mondo e alle persone. Significa mettere da parte l’Io e prestare attenzione all’Altro, vuol dire rallentare piuttosto che correre, perché c’è sempre qualcosa o qualcuno che merita la nostra attenzione, la nostra cura, la nostra gratitudine.

Tra guerre, emergenza educativa, crisi climatica, imbarbarimento culturale, che posto ha occupato e occupa la parola “rispetto” nella nostra vita? Un posto striminzito, bistrattato, arido. 

Che questa parola allora, possa tornare a riempire un posto grande nella nostra quotidianità, un posto florido e fertile, capace di erigere ponti e alimentare speranze.

Emanuela Mostrato

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