Il gioielliere Mario Roggero condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio

Il gioielliere Mario Roggero condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per duplice omicidio. La tossicità di certa politica

Tre uomini entrano nella gioielleria di Mario Roggero. Hanno in pugno un taglierino e una pistola giocattolo, ma senza il tappo rosso sembra vera. Minacciano il titolare, la moglie e la figlia, si fanno consegnare tutto quello che possono: gioielli, orologi e infilano la refurtiva in una borsa. Poi la fuga, che dura pochissimo. I tre escono dal negozio e corrono verso l’auto. Roggero però non ci sta: prende la sua pistola (regolarmente denunciata), esce e comincia a inseguirli in strada. Arrivati vicino alla macchina, il gioielliere spara diversi colpi. I proiettili colpiscono tutti e tre i malviventi: due muoiono sul colpo lì sul marciapiede, il terzo si salva ma resta ferito. Secondo la Corte, quando Roggero ha premuto il grilletto, il pericolo imminente per la sua vita o per quella dei suoi familiari era ormai passato. I rapinatori erano già fuori dal locale e stavano scappando, quindi l’aggressione vera e propria si era conclusa. Arriva la con danna definitiva: 14 anni e 9 mesi per il gioielliere.

Per comprendere il ruolo della politica in vicende come quella di Mario Roggero, dobbiamo immaginare la società come una squadra di calcio. Il compito di un politico dovrebbe essere quello di un arbitro o di un capitano che aiuta a risolvere i litigi, non di un tifoso che incita a fare a pugni per rendere il gioco più violento

1. Quando un politico sceglie di difendere chi si è fatto giustizia da solo, commette un errore grave. Invece di spiegare che le leggi servono a mantenere la pace e che la giustizia spetta ai tribunali, questi politici usano l’emozione per guadagnare consenso.

2. Trasmettono l’idea pericolosa che la legge non sia uguale per tutti e che, se ti senti arrabbiato, o frustrato, puoi ignorare le regole. Questo indebolisce il patto di convivenza su cui si basa lo Stato.

3. Sostengono comportamenti violenti perché sanno che la rabbia attira attenzione, ignorando che, così facendo, trasformano un problema serio in uno spettacolo utile solo a ottenere voti.

4. Definire una sentenza, emessa dai giudici dopo anni di studio e analisi delle prove, come “uno schifo” è un atto irresponsabile.

Quando figure pubbliche criticano le istituzioni in modo così grezzo, minano la fiducia dei cittadini nella giustizia. Se la gente smette di credere che la legge sia giusta, la società diventa fragile

  • Etichettare qualcuno che ha ucciso come un “non delinquente” significa ignorare il fatto che, in uno Stato di diritto, un comportamento è giudicato tale in base a ciò che dice la legge, non in base a quanto ci piace la persona. Chi fa questo genere di dichiarazioni non sta cercando la verità, ma vuole solo convincere le persone a schierarsi, creando due fazioni contrapposte che non comunicano più tra loro.
  • Il degrado polarizzante e i rischi futuri: La polarizzazione è come un muro che cresce tra le persone. Più politici e addetti ai lavori usano toni estremi, più il muro si alza.
  • Chi ha il potere della parola ha il dovere di abbassare il volume della rabbia. Alimentare la divisione è un atto di pigrizia intellettuale e di scarso senso civico.

Il pericolo maggiore è la perdita del senso comune. Quando la società si spacca in fazioni che non riconoscono più le stesse regole, si rischia di passare dalla discussione verbale allo scontro fisico. La democrazia sopravvive solo se le persone accettano che esistono regole condivise, anche quando le sentenze non piacciono o risultano dolorose.

Dovrebbe essere evidente che chi fomenta la rabbia per trarne vantaggio personale agisce come chi appicca un incendio per scaldarsi le mani, senza rendersi conto che, così facendo, rischia di bruciare l’intera casa comune.

Per non parlare dei social e questo in particolare che dalla polarizzazione e dall’odio traggono profitto.

Giovanni Scafoglio

Leggi anche

Related Post