Bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci. Ricostruiamo quanto accaduto

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Poco dopo le 22 di giovedì 16 ottobre 2025 un ordigno è esploso davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, a Campo Ascolano, frazione di Pomezia. L’auto del giornalista è stata distrutta. La vettura usata dalla figlia, parcheggiata accanto, è rimasta devastata. L’onda d’urto ha colpito anche un’abitazione vicina. Non si registrano feriti. Sul posto sono intervenuti carabinieri, Digos, vigili del fuoco e polizia scientifica. La bomba esplosa davanti alla casa di Sigfrido Ranucci rappresenta un fatto gravissimo che ha pochi precedenti e che rimanda a fatti molto bui di un periodo non troppo distante.

Bomba sotto l’auto di Sigfrido Ranucci: due esplosioni

Le esplosioni sono state due, in rapida sequenza. Le auto erano allineate davanti al cancello. La collocazione della carica, a ridosso della carrozzeria e del metallo del cancello, ha amplificato l’effetto. La scena mostra lamierati proiettati a metri di distanza, vetri frantumati, segni di bruciato sul muro di recinzione. Il cancello risulta danneggiato. I rilievi fotografici e planimetrici sono partiti subito, insieme al sequestro dei frammenti del contenitore e dell’innesco.

Che bomba è stata usata

I tecnici ipotizzano un ordigno artigianale con composto esplosivo di natura pirotecnica. La stima iniziale parla di una carica intorno al chilo. La perizia chimica dovrà confermare composizione, quantità e schema di attivazione. Il punto non è solo cosa è esploso, ma come è stato posizionato. La scelta di collocare il dispositivo a ridosso di due veicoli, in una strada di quartiere, indica intenzione di produrre un forte impatto distruttivo e un messaggio intimidatorio diretto.

La Direzione distrettuale antimafia di Roma coordina il fascicolo. L’ipotesi di reato comprende il danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. La cornice operativa consente atti più incisivi e un raccordo stretto tra reparti investigativi. Si lavorerà su tre assi: acquisizione e sincronizzazione dei filmati di videosorveglianza, analisi di celle e dispositivi attivi nella fascia oraria critica, comparazione della “firma” tecnica dell’ordigno con casi analoghi nell’area metropolitana.

Le piste e il movente

Non esistono rivendicazioni credibili. La pista più solida è l’intimidazione legata all’attività giornalistica. Report tratta affari pubblici, economia e criminalità organizzata, ha un impatto nazionale e scontenta interessi consolidati. Ranucci, sotto tutela da anni, ha denunciato una sequenza di minacce. Nelle ultime settimane sono arrivate anche decisioni giudiziarie che hanno confermato la correttezza di servizi contestati. Il contesto non prova nulla da solo. Ma collocazione, tempistica e obiettivo convergono su un’azione diretta a condizionare il lavoro del cronista colpendo il perimetro familiare.

La potenza della carica, la vicinanza alla pubblica via e l’orario serale hanno creato un rischio concreto per chiunque fosse passato in quel momento. La figlia del giornalista è transitata nella zona poco prima dell’esplosione. Questo dettaglio pesa. È la misura della letalità potenziale dell’ordigno e della volontà di alzare il livello della minaccia. Non è un danneggiamento dimostrativo. È un’azione capace di causare lesioni gravi o morte.

La perizia esplosivistica dovrà definire composizione, contenitore e innesco

La “chimica” dell’ordigno può ricondurre a filiere di approvvigionamento note, come mercati paralleli di pirotecnici o recuperi illeciti. La sincronizzazione delle telecamere di quartiere serve a tracciare arrivi, stazionamenti e vie di fuga. L’analisi delle celle telefoniche può isolare dispositivi spenti all’ultimo momento, cambi SIM, spegnimenti coordinati. L’incrocio con le minacce recenti e con le inchieste in lavorazione, compresi i soggetti citati in onda e pre-messa in onda, è un passaggio obbligato.

Il rafforzamento della tutela personale è scattato subito. Dalla Presidenza del Consiglio e dall’opposizione sono arrivati messaggi netti di condanna. La Rai ha espresso solidarietà alla famiglia e alla redazione. La risposta però non può fermarsi alle dichiarazioni. Servono tempi stretti sugli accertamenti e un fronte comune tra Procura, forze dell’ordine e prefettura. Colpire un giornalista davanti casa significa tentare di congelare un’inchiesta e, con essa, il diritto dei cittadini a essere informati. La fermezza istituzionale si misura sull’identificazione di esecutori e mandanti.

Sigfrido Ranucci è il conduttore di Report su Rai3

Il programma porta in prima serata inchieste su denaro pubblico, corruzione, reti d’affari e criminalità. Le reazioni sono spesso dure, a volte scomposte. Il giornalista vive da anni con misure di protezione. La scelta di colpire la sua auto, accanto a quella usata dalla figlia, davanti al cancello di casa, sposta l’intimidazione sul terreno più vulnerabile. È un messaggio alla persona e, insieme, a chi fa giornalismo investigativo.

La scientifica completerà la perizia su residui e frammenti. La DDA verificherà possibili parallelismi con episodi recenti nel Lazio. L’analisi dei filmati e dei tracciati telefonici potrà restituire i movimenti degli autori. L’attività informativa su ambienti criminali e su soggetti toccati dalle ultime inchieste di Report potrà offrire agganci. La velocità nell’isolare un sospetto, anche solo tecnico, è decisiva per evitare emulazioni e per ristabilire una soglia di sicurezza adeguata.

Francesca Rampazzo

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