Passeggiando per le strade di città come Jakarta o Islamabad, non è difficile trovarsi di fronte a certi cartelloni pubblicitari firmati Nestlé, che promuovono l’assunzione di prodotti per neonati e bambini. Cereali come quelli della linea Cerelac, biscotti, latte in polvere. I cartelloni ne esaltano le qualità nutrizionali, come la presenza di vitamina A e C o di ferro. Ebbene, nel 2024, le organizzazioni Public Eye e IBFAN hanno analizzato prodotti Nestlé commercializzati in Africa, Asia e America Latina. I risultati: Prodotti analoghi venduti in Svizzera erano disponibili senza zuccheri aggiunti. 106 prodotti Cerelac su 114 esaminati, pari al 93%, contenevano zuccheri aggiunti. Nei prodotti per i quali è stato possibile misurare la quantità, la media era di circa 4 grammi per porzione. In alcuni prodotti destinati ai bambini dai sei mesi erano presenti fino a 7,3 grammi di zuccheri aggiunti per porzione. Di fatto Nestlé aggiunge zuccheri ai prodotti per bambini in Paesi a basso reddito per renderli fedeli consumatori dalla nascita.
La presenza di vitamina A e C o di ferro, secondo un’inchiesta del magazine Public Eye, sarebbero bilanciate da un grave difetto: la presenza di zuccheri aggiunti non dichiarati nei prodotti venduti in Paesi a medio o basso reddito
Come è possibile? Anzitutto, con “zuccheri aggiunti” si intendono tutti gli zuccheri che vengono aggiunti durante la preparazione del prodotto, al di là di quelli già presenti negli ingredienti. Secondo l’OMS, tra gli zuccheri aggiunti possono rientrare i mono e disaccaridi, gli sciroppi, nettari e miele, succhi difrutta, o ancora i dolcificanti non zuccherini.
Gli standard dell’OMS sono molto rigidi a riguardo
Da un lato, vietano completamente gli zuccheri e i dolcificanti aggiunti ai prodotti per bambini dai 6 ai 36 mesi. Dall’altra, pongono anche un tetto massimo agli zuccheri totali, che non possono superare il 15% dell’energia. È in questo quadro che si inserisce il Codex Alimentarius, “un insieme di linee guida e codici di buone pratiche, standardizzate a livello internazionale, che contribuisce al miglioramento della sicurezza, qualità e correttezza del commercio mondiale di alimenti”.
Molti Paesi a medio e basso reddito infatti, seguono le norme previste dal Codex Alimentarius, che però vanno verso la tendenza di difendere gli esportatori con limiti più permissivi, anziché cercare di allineare il commercio internazionale alle raccomandazioni dell’OMS, che di per sé non sono vincolanti per gli Stati.
In particolare, la norma CXS 74-1981 prevede l’aggiunta di saccarosio, fruttosio, glucosio, sciroppo di glucosio e miele, e un tetto massimo di zuccheri aggiunti tra il 20 e il 30% a seconda dei casi
Nel frattempo, limiti così ampi e vaghi stanno mettendo in moto un fenomeno di aumento rapido di obesità infantile il quale ha raggiunto, sempre secondo l’OMS, “proporzioni epidemi.
Ma perché Nestlé aggiunge zuccheri ai prodotti per bambini in Paesi a basso reddito e come può tutto ciò renderli fedeli consumatori dalla nascita?
Pensiamo a un bambino che mangia ogni mattina una colazione, una pappa, molto zuccherata. Il primo giorno la trova buona. Il secondo la riconosce e la mangia volentieri. Dopo qualche settimana può abituarsi a quel sapore e preferire quella pappa a un’altra meno dolce. Per comprendere perché accade, dobbiamo guardare cosa avviene nel cervello.
Perché lo zucchero può creare un comportamento simile alla dipendenza
Quando mangiamo qualcosa di dolce, il cervello attiva il sistema della ricompensa, che coinvolge una sostanza chiamata dopamina. La dopamina aiuta il cervello a ricordare le esperienze piacevoli e ci spinge a cercarle nuovamente.
Il meccanismo è semplice:
- Il bambino mangia un alimento molto dolce.
- Il cervello registra quella sensazione come piacevole.
- Quando ritrova lo stesso alimento, lo riconosce e può desiderarlo.
- Se continua a mangiarlo frequentemente, quel prodotto può diventare un’abitudine difficile da cambiare.
Questo meccanismo può favorire il consumo ripetuto. Tuttavia, bisogna essere precisi: la dipendenza da zucchero, intesa come una dipendenza clinica paragonabile a quella da droghe, non è stata dimostrata con certezza negli esseri umani. Anche gli studi sulla capacità dell’esposizione precoce al dolce di aumentare la preferenza futura per tutti i cibi zuccherati hanno risultati contrastanti. Il rischio documentato, quindi, riguarda soprattutto le abitudini alimentari, il consumo eccessivo e le conseguenze per la salute.
Perché è particolarmente grave nei bambini piccoli
Il cervello di un bambino sta ancora imparando a conoscere il mondo, compresi i sapori. Nei primi anni di vita si costruiscono molte abitudini che possono accompagnarlo durante la crescita. Se un bambino si abitua a consumare frequentemente alimenti molto dolci, può imparare a preferire quei prodotti specifici.
Il problema riguarda anche la nutrizione.
Lo zucchero fornisce energia, ma non sostituisce proteine, ferro, zinco, vitamine e altri nutrienti necessari alla crescita. Un bambino che si riempie di alimenti zuccherati rischia di mangiare meno cibi nutrienti. Un consumo eccessivo di zuccheri favorisce inoltre carie e può contribuire a problemi di peso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda infatti di evitare alimenti ricchi di zuccheri aggiunti nei bambini fra 6 e 23 mesi.
Perché nei Paesi poveri la situazione è ancora più grave
Immaginiamo due bambini della stessa età. Il primo vive in una famiglia benestante. Ha accesso a frutta, verdura, carne, uova e alimenti di qualità. Il secondo vive in una famiglia povera, dove procurarsi alimenti nutrienti è molto più difficile. Se il secondo bambino mangia spesso una pappa industriale ricca di zuccheri, può saziarsi senza assumere tutte le sostanze di cui ha bisogno per crescere.
Ecco il paradosso: un bambino può ricevere molte calorie e, contemporaneamente, soffrire di carenze nutrizionali.
Nei Paesi a basso reddito, dove il rischio di malnutrizione e carenza di micronutrienti è spesso maggiore, questo problema può diventare particolarmente serio. L’OMS sottolinea proprio l’importanza di alimenti ricchi di nutrienti nei primi due anni di vita.
Ginevra Leone
Leggi anche
- Malnutrizione e guerre: 13,7 milioni di bambini a rischio nel mondo
- Ogni minuto passato davanti a uno schermo fa perdere 6,6 parole adulte ai bambini di 3 anni
- La Reuters rivela che le regole dell’iA di Meta hanno permesso ai bot di avere chat “sensuali” con bambini
- Pedopornografia on line: vittime migliaia di bambini
- Le stragi silenziose della Chiesa, 150.000 bambini negli Alcatraz in Canada

