L’applicazione di Donald Trump della Dottrina Monroe rappresenta il ritorno a una visione che considera l’America Latina una sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti. Il famoso “giardino di casa”. Donald Trump ha recuperato un principio del XIX secolo per adattarlo alle sfide del XXI secolo: la competizione con la Cina, la crisi in Venezuela e la sicurezza dei confini con il Messico. Per comprendere la politica estera dell’attuale amministrazione USA, è necessario comprendere e analizzare la genesi storica di questo concetto e come sia stato trasformato, nel corso dei decenni, da strumento difensivo a giustificazione per l’interventismo unilaterale.
La Dottrina Monroe è una dichiarazione formale di politica estera degli Stati Uniti enunciata dal presidente James Monroe il 2 dicembre 1823
Si tratta di un principio politico che stabilisce tre punti tecnici precisi:
- Non colonizzazione: Il continente americano è chiuso a qualsiasi futuro tentativo di colonizzazione da parte delle potenze europee.
- Due sfere distinte: I sistemi politici del Vecchio Mondo (Europa) e del Nuovo Mondo (Americhe) sono considerati separati e diversi. Gli Stati Uniti dichiarano che qualsiasi tentativo delle potenze europee di estendere il loro sistema politico o di opprimere nazioni indipendenti nell’emisfero occidentale viene classificato come una manifestazione di disposizione ostile verso gli Stati Uniti.
- Non ingerenza: In cambio di questa autonomia regionale gli Stati Uniti si impegnano a non interferire nelle guerre interne delle potenze europee e a non toccare le colonie esistenti.
Da un punto di vista storico e giuridico è una dichiarazione unilaterale. Non è un trattato concordato con altre nazioni. È la base diplomatica che ha permesso agli Stati Uniti di legittimare il proprio ruolo dominante nelle Americhe. Con l’aggiunta del Corollario Roosevelt nel 1904 il significato si è evoluto. Da divieto di ingerenza per gli europei è diventato il diritto di ingerenza per gli Stati Uniti in caso di instabilità nei paesi vicini.
Chi ha applicato la Dottrina Monroe prima di Trump
James K. Polk trasformò per primo la dottrina da scudo difensivo a motore dell’espansionismo. Nel 1845 il presidente fuse il dogma di Monroe con il mito del “Destino Manifesto”. Polk guardava al Messico non come a un vicino sovrano, ma come a un ostacolo sulla via del Pacifico. Egli usò quindi la minaccia di ingerenze inglesi in California come pretesto per scatenare la guerra, annettere il Texas e ridisegnare i confini nazionali a spese di Città del Messico.
Tuttavia, la vera svolta arrivò con Theodore Roosevelt nel 1904. Il presidente abbandonò ogni cautela diplomatica e brandì il suo famoso “Big Stick”. Roosevelt riscrisse le regole: Washington non vietava più solo agli europei di entrare, ma si arrogava il diritto di invadere chiunque “non sapesse governarsi”. Egli applicò subito questa logica poliziesca nella Repubblica Dominicana, dove i marines presero il controllo delle casse statali per gestire i debiti del paese, inaugurando l’era degli interventi diretti.
Successivamente, la Guerra Fredda fornì a John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson un nuovo nemico per giustificare l’egemonia: il comunismo. Kennedy tracciò una linea invalicabile sul mare durante la crisi di Cuba del 1962, mentre Johnson andò oltre. Nel 1965 il successore di JFK spedì l’esercito a Santo Domingo non per fermare un’invasione straniera, ma per soffocare una rivolta interna che “puzzava” di marxismo.
Infine, George H.W. Bush chiuse il secolo con la prova di forza più evidente. Nel 1989 lanciò l’Operazione Just Cause a Panama senza curarsi del diritto internazionale. Bush inviò le truppe per catturare un capo di stato, Manuel Noriega, e portarlo in catene a Miami. Quell’azione dimostrò al mondo che la Dottrina Monroe permetteva alla Casa Bianca di trattare i governi latini come semplici amministratori locali, rimovibili a piacimento se minacciavano l’ordine americano.
Dalla Dottrina Monroe alla “Dottrina Donroe”
Donald Trump ha trasformato la legge del 1823 nella “Dottrina Donroe”. Il presidente ha cancellato ogni traccia dell’idealismo difensivo originale e ha creato uno strumento di pura pressione commerciale. James Monroe voleva bloccare l’Europa per proteggere la libertà delle nuove repubbliche. Trump usa invece l’isolamento per chiudere i vicini in una gabbia geopolitica. Egli ha rimpiazzato la diplomazia con il ricatto dei dazi e la cooperazione con l’obbedienza. Washington non considera più i paesi latini come alleati strategici ma come mercati obbligati. I governi sudamericani sopravvivono solo se tagliano i ponti con Pechino e servono gli interessi della “MAGA economy”. La nuova dottrina non garantisce l’America agli americani ma regala l’intero continente al suo presidente.
Ginevra Leone
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