Italiani in fuga: espatri cresciuti del 20% rispetto al 2024. Il dato più alto da 25 anni

Tra il 2011 e il 2023, 550 mila giovani italiani sono emigrati. Al netto dei rientri, sono in totale 377 mila. Più della metà sono laureati.

Nel 2025 il numero di italiani che hanno deciso di lasciare il Paese ha registrato un incremento senza precedenti. Secondo i dati più recenti forniti dall’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e dal rapporto annuale della Fondazione Migrantes, l’espatrio è aumentato del 20% rispetto al 2024. Si tratta del valore più alto registrato dagli anni Duemila, con una curva in costante crescita negli ultimi cinque anni. In pratica negli ultimi venticinque anni, mai così tanti italiani hanno deciso di lasciare il Paese.

Italiani in fuga: espatri cresciuti del 20% rispetto al 2024

Al 1° gennaio 2025, sono oltre 6 milioni gli italiani iscritti all’AIRE. Di questi, circa 160.000 hanno trasferito la propria residenza all’estero nell’ultimo anno. La crescita non riguarda più solo giovani neolaureati o ricercatori: cresce anche la quota di famiglie, lavoratori autonomi, pensionati e professionisti che decidono di ripartire fuori dai confini nazionali.

Secondo il Ministero degli Affari Esteri, la tendenza all’espatrio si è accentuata soprattutto nel Centro-Sud, con regioni come Sicilia, Campania e Puglia ai primi posti per numero di partenze. Lombardia e Veneto restano invece le regioni da cui partono più professionisti qualificati, attratti dalle prospettive di carriera offerte da paesi come Germania, Svizzera e Regno Unito.

Italiani in fuga: perché cresce il numero degli espatri

Dietro l’aumento degli italiani in fuga ci sono ragioni economiche, sociali e culturali. La difficoltà di accesso al mercato del lavoro, i salari bassi rispetto alla media europea e la mancanza di stabilità contrattuale rappresentano alcune delle motivazioni più frequenti. In molti casi, si tratta di figure altamente qualificate che non trovano adeguato riconoscimento professionale in Italia.

Un altro fattore determinante è rappresentato dalle opportunità offerte da altri paesi in termini di servizi, welfare, mobilità professionale e qualità della vita. Le destinazioni principali continuano a essere Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Francia, ma crescono anche i flussi verso paesi extraeuropei come Canada, Australia ed Emirati Arabi Uniti.

L’età media degli espatriati è tra i 25 e i 44 anni

L’età media degli espatriati è tra i 25 e i 44 anni. Tuttavia, aumentano anche le partenze nella fascia 45-60 anni, spesso legate a figure professionali con esperienza che ricevono offerte di lavoro all’estero. In crescita anche il numero di giovani under 25 che scelgono di completare gli studi universitari o post-laurea fuori dall’Italia, senza poi fare ritorno.

Il fenomeno degli italiani in fuga non è più legato esclusivamente alla cosiddetta “fuga di cervelli”. Oggi coinvolge anche persone che cercano un miglior equilibrio tra vita privata e lavoro, oppure condizioni economiche più favorevoli per avviare un’attività, costruire una famiglia o semplicemente vivere con maggiore serenità.

Giovani italiani in fuga: le conseguenze per il Paese

L’incremento dell’emigrazione italiana comporta una perdita costante di capitale umano. Secondo una recente analisi del Censis, ogni anno l’Italia perde circa 3 miliardi di euro in investimenti formativi a causa dell’espatrio di professionisti e laureati. Si tratta di un impoverimento che rischia di compromettere la crescita e l’innovazione nel medio e lungo periodo.

I flussi migratori interni verso le città più dinamiche non riescono a compensare il calo demografico e la fuoriuscita di competenze. Inoltre, molti giovani che lasciano il Paese non mantengono un legame professionale con l’Italia, contribuendo alla cosiddetta “diaspora silenziosa”, difficile da quantificare e ancor più complessa da recuperare.

I dati del 2025 confermano che il fenomeno non è più episodico ma strutturale

Le partenze non riguardano solo chi cerca opportunità migliori, ma anche chi non vede prospettive nel proprio contesto. Le politiche di rientro finora attivate, come il “rimpatrio dei talenti”, non sembrano in grado di invertire la tendenza.

In assenza di interventi sistemici sul mercato del lavoro, sulla formazione, sulla mobilità e sulla valorizzazione del merito, la curva degli italiani in fuga rischia di crescere ancora. E con essa, la frattura tra chi resta e chi parte.

Francesca Rampazzo

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