Assegnato oggi al Lido a ‘The Voice Of Hind Rajab’ di Kaouther Ben Hania il Leoncino d’Oro istituito da Agiscuola e promosso da Agis, Anec e Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da Mic e Mim.
Questa la motivazione: “Un film che non si limita a raccontare una storia, ma che la vive, la respira. Un’opera che ci rende inevitabilmente testimoni consapevoli e impotenti di fronte alla straziante rappresentazione dell’inutile scorrere del tempo.
Assegnato il Leoncino d’oro a ‘The Voice of Hind Rajab’: la storia e la trama del file
La storia segue in tempo quasi reale la notte del 29 gennaio 2024, quando il call center della Mezzaluna Rossa Palestinese riceve la voce di Hind Rajab, sei anni, intrappolata in un’auto colpita a Gaza. Gli operatori cercano di tenerla al telefono e di coordinarne il salvataggio, mentre il responsabile tenta, attraverso mediatori internazionali, di ottenere un corridoio sicuro per l’ambulanza più vicina. Il film intreccia le registrazioni autentiche della chiamata di Hind con interpretazioni sceneggiate, restando per scelta in un’unica location e lasciando la violenza fuori campo. Lo sguardo resta sui monitor, sulle mappe che mostrano l’ambulanza avanzare a fatica, sulle esitazioni e sui conflitti etici di chi risponde alla chiamata. La tensione cresce a ogni minuto che passa, fino al silenzio della linea e alla perdita di contatto con i soccorritori, lasciando allo spettatore domande irrisolte e il peso di una richiesta d’aiuto che nessuno è riuscito a soddisfare.
Perché vedere The Voice of Hind Rajab
Secondo la critica, The Voice of Hind Rajab è “da vedere” perché intreccia le registrazioni autentiche della chiamata con una ricostruzione in tempo quasi reale, confinata al call center della Mezzaluna Rossa dove il suono guida lo sguardo, la violenza resta fuori campo e la tensione cresce minuto dopo minuto come in un thriller civile; il dispositivo formale è rigoroso, niente musica manipolatoria, niente ralenti, niente dettagli morbosi, e l’attenzione si sposta dall’agonia alla responsabilità di chi cerca di salvare, trasformando una telefonata in cinema politico senza retorica, con un uso etico del fuori campo che restituisce dignità alla bambina e ai soccorritori; l’impatto su pubblico e stampa è stato immediato, con lunghe ovazioni e premi, perché l’opera non cerca lo shock ma la coscienza, non consuma il trauma come spettacolo ma lo rende testimonianza attiva che chiama lo spettatore a scegliere se ascoltare fino in fondo o voltarsi altrove; per questo non è pornografia del dolore, ma un film da vedere assolutamente.
Cristina Ferrari
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