Perché Jeff Bezos ha il diritto di sposarsi a Venezia

Perché Jeff Bezos ha il diritto di sposarsi a Venezia. Tutto sul matrimonio che ha diviso la città lagunare

Jeff Bezos ha celebrato il suo matrimonio con Lauren Sánchez a Venezia tra il 26 e il 28 giugno 2025. L’evento ha generato una frattura netta tra chi ha visto nell’operazione un’occasione di rilancio per la città e chi, al contrario, l’ha considerata una profanazione della sua identità. Il dibattito, infiammato anche dalla partecipazione di centinaia di celebrità, dal dispiegamento di mezzi e dalla presenza ingombrante della ricchezza, si è trasformato in uno specchio delle contraddizioni veneziane. La città che vive di turismo ma che protesta quando il turismo è troppo visibile. La città che chiede soldi ma si ribella quando arrivano, se portati da chi incarna il capitalismo globale.

Le proteste e la risposta simbolica dei No-Bezos a Venezia

Il matrimonio è costato decine di milioni di euro. Circa 200 invitati, tra cui le sorelle Kardashian, l’attore Orlando Bloom, artisti e imprenditori, hanno preso parte a tre giorni di eventi culminati con la cerimonia a San Giorgio Maggiore. Per garantire la sicurezza, la festa finale è stata spostata all’Arsenale. La decisione è arrivata dopo che il movimento “No Space for Bezos” ha minacciato manifestazioni diffuse nel centro storico. Tommaso Cacciari, portavoce del collettivo e nipote dell’ex sindaco Massimo Cacciari, ha parlato di “vittoria simbolica” dei cittadini contro “uno degli uomini più potenti del pianeta”. Ha aggiunto che la protesta non era contro la persona ma contro il sistema che rappresenta: quello delle città svendute, dei territori trasformati in scenografie per miliardari, della privatizzazione dello spazio pubblico.

L’appoggio degli operatori locali e l’indotto economico

Eppure, molti veneziani non la pensano così. Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha definito l’evento “un’occasione irripetibile”. Secondo le prime stime, il matrimonio potrebbe aver generato un indotto tra i 40 e i 48 milioni di euro. L’intero comparto turistico ha beneficiato della presenza delle star e del seguito mediatico. Gli hotel di lusso hanno registrato il tutto esaurito. Gli artigiani locali, dai vetrai di Murano ai ristoratori, hanno partecipato con commesse dirette. Bezos, inoltre, ha donato almeno un milione di euro al Corila, il consorzio di ricerca ambientale sulla laguna. Una donazione reale, documentata, e destinata a un ente scientifico connesso direttamente al futuro di Venezia.

Turismo di massa o turismo d’élite?

Il punto, però, è che questa contrapposizione tra chi applaude e chi contesta non tiene conto di un fattore fondamentale: il vero problema di Venezia non è il turismo d’élite, ma il turismo di massa. Ogni anno, milioni di visitatori attraversano la città in poche ore, senza lasciare un euro nei ristoranti, nei negozi, nelle strutture ricettive. I grandi numeri, quelli dei crocieristi e dei gruppi organizzati low-cost, causano un impatto ambientale continuo. Consumo di acqua, produzione di rifiuti, usura delle infrastrutture, congestione quotidiana. È il turismo “povero” a logorare lentamente la città, mentre quello “ricco”, pur contestabile sul piano simbolico, porta almeno un ritorno concreto.

Il doppio sguardo di Massimo e Tommaso Cacciari

Massimo Cacciari, intervistato nei giorni precedenti all’evento, ha dichiarato: “Non me ne frega niente del matrimonio di Bezos. È una montagna di sciocchezze. Se fossi sindaco non me ne occuperei, ma almeno Bezos porta soldi veri. Quelli che si indignano sempre non muovono un dito per Venezia”. Cacciari ha anche criticato le manifestazioni del movimento guidato da suo nipote Tommaso: “Gli voglio bene, ma sono proteste impotenti. Fanno solo confusione e non cambiano nulla”.

Il diritto alla celebrazione e il futuro di Venezia

Ma la domanda resta: può un privato organizzare un evento in una città pubblica? La risposta, dal punto di vista giuridico e amministrativo, è sì. Bezos ha chiesto permessi, pagato tariffe, garantito misure di sicurezza, coinvolto imprese locali. Il diritto alla celebrazione privata in un luogo pubblico, se regolato, è garantito. Venezia non è una reliquia. È una città viva. E proprio perché viva deve confrontarsi con la modernità, con il lusso, con l’economia, ma anche con la politica e con il dissenso.

Demonizzare un matrimonio perché costoso non risolve i problemi strutturali della città. Se l’obiettivo è difendere Venezia, servono politiche abitative, un freno alla monocultura turistica, investimenti nell’ambiente e una nuova governance. Rifiutare eventi regolamentati, solo perché fastidiosi da guardare, rischia di trasformare il dibattito in un esercizio sterile. Bezos ha il diritto di sposarsi a Venezia. E Venezia ha il dovere di decidere, una volta per tutte, cosa vuole diventare.

Cristina Ferrari

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