Un capitolo mancante, un manoscritto di 78 pagine mai recuperato e il sospetto che Pier Paolo Pasolini avesse scoperto informazioni compromettenti sui rapporti tra politica, industria petrolifera e potere economico italiano. A oltre cinquant’anni dall’omicidio avvenuto il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, il romanzo incompiuto Petrolio continua a sollevare interrogativi. Al centro della vicenda figurano Enrico Mattei, morto nel 1962 in seguito alla caduta del suo aereo, ed Eugenio Cefis, due protagonisti della storia dell’ENI che Pasolini aveva rappresentato attraverso personaggi letterari. Ma quali collegamenti esistono tra la morte di Mattei, le ricerche dello scrittore e il suo assassinio? Che cosa sappiamo davvero del capitolo scomparso di Petrolio? E quali elementi sono documentati, mentre altri restano soltanto ipotesi investigative?
Omicidio Pasolini: chi lo uccise e cosa stabilirono i giudici
Pier Paolo Pasolini aveva 53 anni quando fu assassinato nella notte tra il 1° e il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, vicino a Roma. Lo scrittore, poeta e regista venne picchiato e investito dalla propria automobile. Giuseppe «Pino» Pelosi, diciassettenne, fu fermato alla guida dell’Alfa Romeo della vittima. Il 26 aprile 1976 il Tribunale dei minori condannò Pelosi a nove anni, sette mesi e dieci giorni, ritenendo che avesse agito insieme ad altre persone rimaste sconosciute.
Il 4 dicembre dello stesso anno, però, la Corte d’Appello escluse il concorso di altri responsabili. Nel 1979 la Cassazione confermò definitivamente la colpevolezza del solo Pelosi. Questo contrasto tra le due sentenze rappresenta uno dei principali interrogativi della vicenda.
Pino Pelosi e i tre aggressori: perché cambiò versione nel 2005
Per trent’anni Pelosi sostenne di aver ucciso Pasolini. Poi, il 7 maggio 2005, durante la trasmissione Ombre sul giallo di Rai3, ritrattò la confessione. Raccontò che lo scrittore era stato aggredito da tre uomini, alcuni dei quali parlavano con accento siciliano. Disse inoltre di aver taciuto per paura. La dichiarazione riaccese i dubbi sulla presenza di complici, già ipotizzata nel primo processo. Tuttavia, le successive ricostruzioni di Pelosi, morto nel 2017, non permisero di identificare altri responsabili.
Petrolio di Pasolini: il mistero dell’Appunto 21, Lampi sull’Eni
Al momento dell’omicidio, Pasolini lavorava da circa tre anni a Petrolio, romanzo incompiuto pubblicato soltanto nel 1992. L’opera affrontava anche le trasformazioni del potere economico italiano, con particolare attenzione all’industria petrolifera. Un dettaglio continua a suscitare interrogativi: nel manoscritto pubblicato manca l’Appunto 21, intitolato Lampi sull’Eni. La particolarità è che un passaggio successivo richiama quel capitolo come se fosse già stato scritto.
Per comprenderne l’importanza basta immaginare un libro che, nel capitolo 22, rimandi a informazioni contenute nel capitolo 21. Il lettore cerca quelle pagine, ma non le trova. Questo riferimento costituisce un elemento concreto. Non dimostra, però, che il testo sia stato rubato dopo l’assassinio.
Enrico Mattei, Eugenio Cefis ed ENI: cosa raccontava Pasolini in Petrolio
Per comprendere la pista politico-economica bisogna partire da due figure: Enrico Mattei ed Eugenio Cefis.
Mattei morì il 27 ottobre 1962, in seguito alla caduta del suo aereo. Le successive indagini sulla sua morte portarono il magistrato Vincenzo Calia a interessarsi anche ai materiali utilizzati da Pasolini. In Petrolio, Mattei viene rappresentato attraverso il personaggio Bonocore, mentre Cefis compare nella figura di Troya.
Lo scrittore aveva inoltre utilizzato come fonte il volume Questo è Cefis. Il rapporto documenta analogie tra quest’opera e alcuni passaggi del romanzo. Da qui nasce l’ipotesi più controversa: Pasolini avrebbe scoperto informazioni sui retroscena della morte di Mattei e sarebbe stato eliminato per impedirgli di divulgarle.
Il collegamento tra le ricerche di Pasolini e un eventuale movente dell’omicidio, tuttavia, non è mai stato dimostrato in sede giudiziaria.
Marcello Dell’Utri e il presunto manoscritto di Petrolio: che fine hanno fatto le 78 pagine?
Nel marzo 2010 Marcello Dell’Utri dichiarò di aver visto un dattiloscritto di circa 70-78 pagine, presentato come il capitolo mancante di Petrolio. Secondo il suo racconto, un uomo rimasto anonimo gli aveva mostrato il materiale, sul quale sarebbero comparse anche correzioni manoscritte.
Il 22 aprile 2010 Dell’Utri venne ascoltato dalla Procura di Roma.
Il presunto documento, però, non fu mai consegnato agli investigatori. Non fu quindi possibile stabilire se fosse autentico, da dove provenisse e che cosa contenesse. La distinzione è fondamentale: esiste una testimonianza sull’esistenza del dattiloscritto, ma non un manoscritto verificato.
Le tracce di DNA, le bobine di Salò e la pista neofascista
L’ipotesi di un omicidio commesso da più persone non dipende soltanto dalle parole di Pelosi. Le analisi scientifiche condotte sui reperti individuarono ulteriori profili genetici, senza però consentire l’identificazione di nuovi responsabili. Trovare un DNA, infatti, non significa automaticamente dimostrare che il suo proprietario abbia partecipato all’aggressione.
Nel 2015 l’inchiesta venne archiviata.
Esistono inoltre altre due piste. La prima riguarda le bobine rubate del film Salò. Secondo ricostruzioni collegate a Sergio Citti e alle dichiarazioni di Maurizio Abbatino, Pasolini sarebbe stato attirato all’Idroscalo con la promessa di recuperarle.
La seconda ipotizza un’aggressione organizzata da picchiatori neofascisti.Nessuna delle due spiegazioni è stata definitivamente accertata.
Dal 1975 al 2026: cosa mostrano la cronologia e le ricostruzioni investigative
La sequenza degli avvenimenti documenta come siano cambiati, nel tempo, il quadro giudiziario e le ipotesi sull’assassinio. Nel 1976 il primo processo parlò di complici sconosciuti. Nel 1979 divenne definitiva la responsabilità del solo Pelosi. Nel 2005 arrivò la ritrattazione, seguita nel 2010 dalle dichiarazioni di Dell’Utri sul presunto capitolo mancante. Le analisi genetiche non portarono a nuove condanne. Nel 2015 l’indagine venne archiviata e nel 2023 una successiva richiesta di riapertura fu respinta.
Il 2 novembre 2026 la Procura di Roma ha aperto un nuovo fascicolo, affidato alla pm Silvia Santucci, dopo un esposto dell’avvocato Stefano Maccioni. Il contenuto dei nuovi elementi non risulta ancora pubblicamente conosciuto. Questa cronologia non dimostra che le diverse piste abbiano un’origine comune.
Il delitto Pasolini e Petrolio: le domande alle quali mancano ancora risposte
- Chi fu davvero l’assassino di Pasolini? La sentenza definitiva indica Giuseppe Pelosi. Il dubbio sulla presenza di altre persone nasce dalla prima decisione giudiziaria, dalla successiva ritrattazione e dalle analisi scientifiche.
- Perché Pasolini stava indagando su Mattei e Cefis? Le sue ricerche riguardavano anche il potere economico e l’ENI. I riferimenti compaiono nei materiali utilizzati per Petrolio.
- Che cosa conteneva Lampi sull’Eni? Non è possibile stabilirlo con certezza, poiché il presunto capitolo non è stato recuperato e autenticato.
- Dell’Utri aveva davvero il manoscritto scomparso? Dichiarò di averlo visto, ma il documento non fu acquisito dagli investigatori.
- Pasolini fu ucciso perché conosceva segreti sulla morte di Enrico Mattei? È una teoria investigativa, non una verità dimostrata.
- Esiste una prova che colleghi Petrolio all’omicidio? Il rapporto documenta collegamenti letterari e storici, ma non una prova che il romanzo sia stato il motivo dell’assassinio.
A oltre cinquant’anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, la distinzione resta decisiva: i documenti permettono di ricostruire ciò che lo scrittore stava studiando, mentre non consentono ancora di stabilire se quelle ricerche abbiano provocato la sua uccisione.
Cristina Ferrari
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