Quanti aforismi filosofici ci passano davanti tutti i giorni sui social? Magari sotto una foto di tutt’altro genere. E pensiamo ‘Ah si’, certo, questa cosa mi tocca!’ ma poi muore li’. Perche’ insomma diciamolo: la filosofia e’ bella, e’ profonda ma come possiamo integrare quelle bellissime parole nella nostra vita? Come possiamo rendere questa disciplina un po’ piu’ pratica? Filosofia: parole intense, profonde, sopravvisute ai secoli ma poi? Che fare? Ecco tre aforismi filosofici spiegati facile e cosa dobbiamo farcene.
In questo articolo vedremo il significato di Cogito, ergo sum, Quello che non mi uccide mi fortifica e Carpe Diem. Tre aforismi filosofici spiegati e cosa dobbiamo farcene.
“Penso, dunque sono” (Cogito, ergo sum) — René Descartes
Descartes stava cercando una verità assolutamente certa. Qualcosa di impossibile da mettere in dubbio. Voleva una base solida da cui costruire un metodo affidabile della conoscenza; altrimenti, ogni metodo sarebbe rimasto instabile.
Per trovare questa base, decise di dubitare di tutto in modo estremo e radicale. La realtà che vedo esiste davvero, oppure è solo un’illusione? E se questa realtà fosse un’illusione, esisto davvero anch’io oppure sono un’illusione? Dal momento che pensiamo sia quando siamo svegli sia quando dormiamo, come possiamo sapere se siamo svegli o stiamo sognando? I nostri sensi a volte ci ingannano. E se ci hanno ingannato una volta, possono farlo di nuovo; quindi dobbiamo dubitare anche dei sensi.
In questo preciso momento, sto leggendo questo articolo oppure sto sognando di leggerlo?
Mise tutto in discussione ma arrivò a una conclusione fondamentale: anche se dubito di tutto, non posso dubitare del fatto che sto dubitando. E se sto dubitando, allora sto pensando. E se sto pensando… allora esisto. Descartes non dice: “Esisto perché ho un corpo”, oppure “Esisto perché gli altri mi vedono.” Dice: esisto perché sono consapevole di pensare. Esisto come essere pensante. Dubito, quindi penso. Penso, quindi sono.
Cosa dobbiamo farcene?
Se pensi:
- “Non so chi sono.”
- “Mi sento perso/a.”
- “Non sono abbastanza.”
Descartes ci insegna a non accettare le cose semplicemente perché:
- lo dicono gli altri
- lo dice la tradizione
- “si è sempre fatto così”
Ma piuttosto:
- Metti in discussione le tue convinzioni.
- Chiediti: “Lo penso davvero io, oppure l’ho semplicemente ereditato?”
È un invito ad assumerti la responsabilità del tuo pensiero. Quando ti senti sopraffatto/a, puoi fermarti e dirti: “Sto pensando. Sono qui. Esisto. Sono presente.” È una forma primitiva di mindfulness razionale. Ti riporta al tuo centro.
“Ciò che non mi uccide mi rende più forte” — Friedrich Nietzsche
Spesso citata come un invito alla resilienza, questa frase contiene una verità più profonda: sopravvivere alle difficoltà non ci lascia indenni. Nel libro Ecce Homo, Nietzsche esplora cosa significhi diventare sé stessi. La vita porta incessantemente sfide, incertezze e confronti con la verità. Ogni passo avanti, ogni conquista personale o atto di coraggio, richiede di lasciare la comodità alle spalle e osare affrontare l’ignoto.
La malattia o la sofferenza, per esempio, possono paradossalmente intensificare la nostra esperienza della vita. Dopo aver superato una crisi, la gioia dei piccoli momenti diventa più intensa, più viva e profondamente apprezzata. La filosofia di Nietzsche insegna che diventare ciò che siamo non significa raggiungere la perfezione. La nostra identità si forgia negli errori, nelle deviazioni, nelle crisi e nel caos.
Chi non fallisce mai non diventa davvero sé stesso. Diventa ciò che gli altri si aspettano, senza mai scoprire la propria essenza. Perciò, la resilienza non è un semplice accumulo di forza. È un’integrazione di fragilità e coraggio e di disponibilità ad affrontare il dolore della vita ed emergerne trasformati.
Ciò che non ci uccide può lasciarci cicatrici, ma proprio in quelle cicatrici si trova la mappa verso una versione migliore, più piena e più autentica di noi stessi.
Cosa dobbiamo farcene?
1. Accogli le sfide consapevolmente ed esci dalla tua zona di comfort
Invece di evitare le difficoltà, considerale come opportunità per crescere. Di cosa hai paura?
Parlare in pubblico? Del buio? Di volare? Fallo. Magari un passo alla volta, se ti spaventa troppo, e poi chiediti:
- Cosa posso imparare su di me da questa esperienza?
- Come posso diventare più forte o più saggio/a?
La crescita spesso nasce dal disagio. Assumiti piccoli rischi consapevoli:
- impara una nuova abilità
- prova un nuovo hobby
- vestiti in modo diverso
- sperimenta un nuovo sport
Ogni passo costruisce resilienza e coraggio.
2. Accetta le tue cicatrici e trova un significato nel dolore
Riconosci che le difficoltà lasciano segni. Paura, delusione o ansia sono risposte naturali, non fallimenti. E ricorda che non sei solo/a in questo processo: tutti hanno delle cicatrici. Scrivere un diario, riflettere o parlare con qualcuno di cui ti fidi può aiutarti a elaborare queste esperienze senza giudicarti. Quando affronti una malattia, una perdita o un fallimento, prova a cercare quei momenti della vita che, dopo il dolore, sembrano più intensi e preziosi.
3. Rifletti regolarmente
Dedica del tempo a riflettere sulle sfide affrontate e su ciò che ti hanno insegnato. Riconosci gli schemi:
- cosa scatena la tua paura
- come reagisci alle difficoltà
- come potresti agire diversamente la prossima volta
Prova a essere spettatore/trice della tua vita, come se stessi guardando un film. Questa riflessione trasforma la sofferenza in saggezza.

“Carpe Diem” — Orazio
Carpe diem non significa semplicemente “cogli l’attimo”, ma cogli il presente, cogli il giorno e vivilo con intensità, poiché è impossibile conoscere il futuro che verrà e inevitabile è il passare del tempo. Non cercare di sapere; non è concesso sapere quale sarà la fine della tua vita. La vita è breve; è inutile proiettarsi in un futuro troppo lontano: ridimensiona le speranze troppo lunghe.
Mentre siamo qui a parlare o a leggere questo testo, il tempo sarà già passato rapidamente. Il tempo fugge. E bisogna affidarsi il meno possibile al giorno successivo. Non si tratta di un’esaltazione del piacere fine a sé stesso, ma di avere consapevolezza dell’incertezza del domani e dell’esistenza della morte, senza però ossessionarsene. Non significa giustificare qualsiasi tipo di azione, soprattutto se fatta con leggerezza o superficialità.
Carpe diem non vuol dire che si possa fare tutto ciò che si vuole: unisce la consapevolezza tragica della propria fragilità e della fugacità del tempo a un intenso amore per la vita — una vita che, però, deve essere “pura”. Se ciascuno saprà cogliere i frutti dei propri giorni, coltivandoli con intensità nella vita quotidiana senza rimandare continuamente a un domani incerto, allora potrà dire che “non tutto di me morirà”, nella memoria che viene tramandata nel tempo grazie ai frutti di una vita veramente “compiuta”, che sarà raccolta di generazione in generazione.
Carpe diem non significa vivere d’istinto, ma vivere con presenza.
Cosa dobbiamo farcene?
1. Non rimandare ciò che senti importante e accetta che non tutto sarà perfetto
Quante cose diciamo: “Lo farò più tardi”?
- Scrivere a qualcuno
- Iniziare qualcosa che ci interessa
- Dire ciò che pensiamo davvero
Inizia comunque, in modo imperfetto, senza aspettare il momento giusto, la versione migliore di te stesso/a o le condizioni ideali.
2. Sii presente nelle piccole cose
Non c’è bisogno di fare qualcosa di straordinario.
- Bevi un caffè senza guardare il telefono
- Cammina osservando davvero ciò che ti circonda
- Ascolta qualcuno senza pensare alla tua risposta
3. Riduci l’ansia per il futuro
Non significa ignorarlo, ma:
- fare ciò che puoi oggi
- senza vivere costantemente proiettato/a nel futuro
È una questione di equilibrio: agire oggi senza essere consumati dal domani.
Tre aforismi filosofici spiegati e cosa dobbiamo farcene e’ un invitio a chiederci il senso pratico di altri aforismi. In fondo, la filosofia non appartiene solo ai filosofi: appartiene a chiunque si interroghi sul senso delle cose.
Francesca Bazzoni
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