Chi era davvvero Jeffrey Epstein e il suo potere, molto più profondo di quanto venga raccontato oggi

Chi era davvvero Jeffrey Epstein e il suo reticolo di potere, molto più profondo di quanto venga raccontato oggi

Per capire davvero chi fosse Jeffrey Epstein bisogna scavare molto più a fondo delle cronache che oggi lo dipingono solo come un predatore sessuale circondato da potere e ricchezza. Alla radice della sua ascesa c’è un ecosistema di relazioni, protezioni e contatti internazionali che non nasce con lui, ma che gli arriva attraverso una figura decisiva: Ghislaine Maxwell. Non fu soltanto la sua compagna, assistente o complice. Fu il suo passaporto per un mondo che Epstein, da solo, non avrebbe mai potuto nemmeno sfiorare. Perché per capire Epstein bisogna capire chi fosse davvero il padre di Ghislaine, Robert Maxwell, il magnate dei media dai mille legami oscuri, sospettato di spionaggio, vicino ai servizi segreti, ai governi del blocco orientale e dell’Occidente. È in quel reticolo di potere, molto più profondo di quanto venga raccontato oggi, che affonda le radici la parabola di Epstein.

Partiamo dal padre di Ghislaine Maxwell: Robert Maxwell, l’uomo che ha reso Jeffrey Epstein l’apice di un ecosistema di relazioni, protezioni e contatti internazionali potentissimo

Magnate dei media britannico, nato in Cecoslovacchia, cresciuto nel dopoguerra inglese. Costruì un impero editoriale (Pergamon Press, poi il Daily Mirror e il New York Daily News), mentre intrecciava rapporti con servizi segreti, governi e leader del mondo intero. Oscillò sempre tra affari legittimi, traffici d’informazioni e sospetti di spionaggio. Morì nel 1991 in circostanze mai chiarite e dopo la sua morte emersero enormi frodi finanziarie, incluso il saccheggio del fondo pensione dei suoi dipendenti.

Il punto di svolta nella vita di Robert Maxwell è quando acquista la Pergamon Press, una casa editrice specializzata nella diffusione di articoli scientifici sovietici. Siamo nella Gran Bretagna del dopoguerra, in pieno clima di sospetto verso tutto ciò che proviene dall’URSS. Proprio per questo, l’acquisizione fa etichettare Maxwell come filosovietico, fino a insinuare che fosse addirittura una spia.

In realtà, la Pergamon si rivela per lui uno strumento potentissimo

Gli permette di parlare con scienziati sovietici nel suo russo fluente, offrendo come carota la prospettiva di una pubblicazione scientifica in Occidente. Grazie alla casa editrice, Maxwell costruisce una rete informativa così vasta da trasformare la Pergamon in una copertura operativa vera e propria negli anni Ottanta, quando inizia a monetizzare informazioni sensibili.

Maxwell vende infatti intelligence tecnologica e scientifica a vari apparati governativi, in particolare ai servizi israeliani. Fornisce a Israele anche un software utile allo spionaggio di massa, sfruttando rapporti diretti con figure come Yitzhak Shamir, Ariel Sharon e Shimon Peres. Parallelamente costruisce relazioni in tutto il blocco orientale, incontrando dittatori come Ceausescu, spostandosi tra Mosca e il KGB e mantenendo contatti con presidenti e leader politici di mezzo mondo.

Nel 1984 acquista un gruppo di giornali, tra cui il Daily Mirror, e poi anche il New York Daily News

Questa mossa lo trasforma in uno dei più potenti magnati dei media a livello globale. La ricchezza esplode, tra ville, aerei privati e feste con l’élite mondiale. Al suo fianco, quasi sempre, Ghislaine, perfettamente integrata nell’alta società, accanto a figure come Henry Kissinger.

Tutto questo capitale sociale sarebbe poi diventato estremamente utile a Jeffrey Epstein. Maxwell muore il 4 novembre 1991. E la sua agenda ricca di contatti potentissimi è nelle mani di sua figlia Ghislaine, compagna di Jeffrey Epstein.

Gli amici di Ghislaine raccontano che lei si fosse innamorata profondamente di Jeffrey Epstein

Un sentimento che però non poteva essere ricambiato, perché Epstein era descritto da molti come incapace di provare empatia e quindi lontanissimo dall’idea stessa di amore. Se si vuole parlare di storia d’amore, bisogna immaginarla come un rapporto completamente sbilanciato: l’unica coinvolta emotivamente era Ghislaine. All’inizio il loro legame aveva comunque una natura utilitaristica. Lei aveva bisogno della ricchezza di Epstein, mentre lui era attratto dalla notorietà di Ghislaine, dalla sua abilità nel gestire persone, eventi e relazioni, e soprattutto dalla risorsa più preziosa che poteva offrirgli, cioè la sua agenda di contatti influenti, eredità diretta dei rapporti internazionali costruiti da suo padre Robert Maxwell.

Per questo Epstein ripone subito in lei una fiducia totale

A Ghislaine affida la gestione delle sue case, del personale, dell’ufficio, degli avvocati. In pubblico il suo ruolo è evidente e riconosciuto: è la figura femminile principale nella vita di Epstein, quella che rappresenta e amministra il suo mondo. Rimane però irrisolto il mistero della data esatta del loro primo incontro. Entrambi hanno dichiarato che risalga al 1991, ma esistono ragioni per dubitarne. Robert Maxwell, infatti, aveva tutto l’interesse che Epstein proseguisse le sue attività servendosi dei suoi contatti internazionali e voleva che Ghislaine fosse coinvolta e lo supportasse, suggerendo che la loro conoscenza sia iniziata prima di quanto abbiano raccontato.

Questa è la base da cui deriva tutto il potere di Jeffrey Epstein comprese connessioni con servizi segreti britannici e russi, un potere che gli ha permesso di diventare un terribile predatore sessuale e, con molta probabilità, avere un paracadute che gli ha permesso per tanto tempo di sentirsi intoccabile.

Fino alla sua morte

Ginevra Leone

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