OpenAi e Chatgpt vs Ghibli e il Maestro Miyazaki

OpenAi e Chatgpt vs Ghibli e il Maestro Miyazaki - Benvenuti nell’era del niente, dove la creatività diventa squallida scorciatoia digitale

L’ultima bomba sganciata da OpenAI ha fatto esplodere un delirio social di gente impazzita per la mania Ghibli. Tutti lì, come indemoniati, a postare foto di facce trasformate nello stile dolciastro e ipnotico dello studio giapponese che, per inciso, non ha preso affatto bene l’idea. Miyazaki e soci, infatti, hanno mandato tutti a quel paese ribadendo che usare l’intelligenza artificiale per imitare il loro stile è un insulto, roba da barbari digitali privi d’anima. Eppure, ironia della sorte, persino Sam Altman, il grande capo di OpenAI, non ha resistito alla tentazione di farsi ghiblinizzare la faccia, mostrando zero rispetto verso l’incazzatura leggendaria del vecchio Hayao.
OpenAI aveva fatto credere che la pacchia fosse finita, bloccando ufficialmente le generazioni di immagini in stile Ghibli, ma in realtà ha lasciato aperta una finestrella, un maledetto trucchetto che permette ancora ai furbetti della tastiera di continuare indisturbati a creare immagini pirata, mandando al diavolo diritti d’autore e dignità artistica. OpenAi e Chatgpt vs Ghibli e il Maestro Miyazaki passando per Sora. Come finirà?

OpenAi e Chatgpt vs Ghibli e il Maestro Miyazaki

Hayao Miyazaki ha sempre creduto che l’animazione debba avere un’anima. È per questo motivo che i suoi film, da Il mio vicino Totoro a La città incantata, sono tutti accuratamente disegnati a mano. Il sottile movimento del vento tra l’erba, il bagliore tremolante delle lanterne e il delicato ritmo del respiro dei personaggi sono possibili solo grazie alla meticolosa attenzione ai dettagli da parte dei loro creatori. Quando dunque l’intelligenza artificiale ha iniziato a generare immagini che imitano lo stile iconico dello Studio Ghibli, tutto è apparso come una contraddizione. Com’è possibile che l’IA—una tecnologia che Miyazaki stesso aveva definito «un insulto alla vita stessa»—sia riuscita a creare immagini che sembrano provenire proprio dal suo mondo? E perché i fan l’hanno accolta con entusiasmo, nonostante il chiaro disappunto del creatore?

L’ascesa dell’arte Ghibli generata dall’IA

Nell’ultimo anno, strumenti basati su intelligenza artificiale come Midjourney, DALL·E e Stable Diffusion hanno reso più semplice che mai creare arte nello stile di artisti famosi. Questi modelli, addestrati su ampie collezioni di immagini, possono produrre opere che sembrano uscite direttamente dall’universo dello Studio Ghibli. Basta digitare un prompt come «foresta in stile Ghibli con luce soffusa e spiriti fluttuanti» per ottenere immagini simili alle scene della foresta incantata de Il mio vicino Totoro o del lungofiume illuminato dalle lanterne ne La città incantata.

Lo stile unico di Ghibli—palette cromatiche morbide, dettagli atmosferici delicati e personaggi dalle espressioni vivide—ha lasciato un segno profondo sugli spettatori in tutto il mondo. I fan, ansiosi di esplorare nuove versioni di questo stile, si sono rivolti all’IA per sperimentare immagini simili a quelle dei film Ghibli, anche se i risultati mancano del tocco personale tipico dell’animazione tradizionale disegnata a mano.

Il dibattito etico e artistico

La diffusione di arte Ghibli generata dall’IA ha innescato un acceso dibattito sul diritto di utilizzare l’intelligenza artificiale per copiare lo stile distintivo di un artista. L’arte generata dall’IA che richiama Ghibli dovrebbe essere considerata un tributo o un furto? E questa tendenza va contro tutto ciò che Miyazaki e il suo team hanno creato con tanta fatica?

Lo Studio Ghibli non ha mai ufficialmente appoggiato le opere generate dall’intelligenza artificiale, e le precedenti dichiarazioni di Miyazaki chiariscono la sua disapprovazione. In un documentario del 2016, davanti a un progetto animato dall’IA, Miyazaki aveva affermato con forza: «Sono profondamente convinto che questo sia un insulto alla vita stessa».

Oltre alle convinzioni personali di Miyazaki, ci sono anche questioni legali ed etiche da considerare. Le intelligenze artificiali che generano immagini spesso utilizzano opere esistenti senza chiedere permesso agli artisti originali. Anche se l’IA non crea copie dirette, la somiglianza con lo stile di Ghibli solleva dubbi riguardo alla proprietà artistica e all’equità nel mondo digitale.

Il futuro dello «slop» generato dall’IA

Nonostante le controversie, la domanda di arte in stile Ghibli generata da IA continua ad aumentare, principalmente perché molte persone considerano l’intelligenza artificiale come un divertente strumento per esplorare nuove idee attraverso stili familiari. Alcuni credono che l’arte generata dall’IA non sia diversa dal modo in cui gli artisti umani imparano studiando grandi opere, mentre altri temono che l’IA tolga valore all’animazione tradizionale disegnata a mano.

L’entusiasmo frenetico con cui gli utenti dei social si sono affrettati a «ghiblizzare» le proprie immagini è però solo il sintomo di un problema più ampio. Lo «AI slop», termine che identifica contenuti multimediali di bassa qualità prodotti attraverso IA generativa, ha lentamente preso piede nell’economia dei creator, con utenti che creano video assurdi, dai mukbang di piedi di Dora l’Esploratrice a clip esplosive con Peppa Pig e skibidi toilet (e questi non sono neppure gli esempi peggiori). Questa tendenza ha addirittura generato un’intera industria di chat online e video YouTube che offrono guide dettagliate su come realizzare immagini virali con l’IA. In questo scenario, il fenomeno virale delle immagini in stile Ghibli potrebbe involontariamente diventare un lasciapassare verso una più ampia accettazione sociale di pratiche che le piattaforme social sono accusate di non monitorare adeguatamente. E anche se Miyazaki probabilmente non accetterà mai l’intelligenza artificiale, il messaggio lanciato da internet è chiaro: quando uno stile artistico entra a far parte della cultura popolare, acquista una vita propria, che l’IA vi partecipi o meno.

Alla fine della fiera, questo trip Ghibli-IA non è altro che l’ennesimo sintomo di una cultura sempre più fottutamente pigra, ossessionata dal bisogno di avere tutto e subito, senza la minima fatica e soprattutto senza alcun rispetto. Miyazaki ha sputato sangue per decenni, tracciando ogni singolo fotogramma a mano, e adesso una banda di nerd strafatti di prompt fa a pezzi la sua visione per qualche like in più su Instagram. La verità è che ormai siamo talmente rincoglioniti dalla facilità che, se domani qualcuno inventasse un’IA per pisciare al posto nostro, farebbe milioni nel giro di una notte. Benvenuti nell’era del niente, dove perfino la creatività diventa solo un’altra squallida scorciatoia digitale.

Giovanni Scafoglio

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