Repubblica e ANSA, ma anche molte altre fonti d’informazione italiane, da ieri annunciano con enfasi che ChatGPT, nella sua versione GPT-4o, è ora capace di generare immagini, modificarle ed “emularne” lo stile. Una notizia trattata come novità assoluta. Peccato che sia tutto vero — ma con quasi un anno di ritardo. Tutto ciò evidenzia quanto sia trattata con superficialità e pressapochezza, in Italia, ogni notizia relativa all’intelligenza artificiale.
Sì, perché ChatGPT genera immagini da maggio 2023, quando OpenAI ha integrato per la prima volta DALL·E 2 nella chat
Da ottobre dello stesso anno, con l’introduzione di DALL·E 3, la qualità e la fedeltà ai prompt sono migliorate drasticamente, e da allora è possibile anche modificare immagini esistenti (inpainting) direttamente in chat. La vera novità di oggi non è che ChatGPT generi immagini, ma come lo fa: usando GPT-4o, un modello omnimodale più veloce e preciso.
La differenza non è banale, ma nemmeno rivoluzionaria. GPT-4o non usa più il classico processo di diffusione visiva, bensì un approccio “autoregressivo” che permette la costruzione dell’immagine pixel per pixel — e soprattutto una resa più accurata del testo dentro le immagini. Ma la funzione, nel suo concetto base, non è nuova. E raccontarla come tale significa ignorare l’intera evoluzione della tecnologia nel 2023.
La superficialità del racconto mediatico italiano è evidente anche nella terminologia: si scrive che “basta una frase” per ottenere un’immagine “ispirata a uno stile” — quando questo era già possibile lo scorso anno inserendo prompt come “in stile Ghibli”, “in stile Picasso”, o “in stile Escher”. Milioni di utenti lo hanno fatto, generando contenuti su TikTok e Instagram prima ancora che le redazioni si accorgessero dell’esistenza della funzione.
Certo, OpenAI oggi amplia l’accessibilità di questi strumenti, rendendoli nativi nel modello GPT-4o e disponibili anche per utenti Free. Ma il problema non è l’entusiasmo con cui vengono presentate queste funzioni. È l’assenza di contesto. La narrazione di una scoperta che, per chi segue l’evoluzione dell’IA, è già storia passata. È il modo in cui la stampa generalista si accoda alle note stampa, senza distinguere tra rilascio e rilancio.
Quello che cambia oggi non è il fatto che ChatGPT “possa creare immagini”, ma come lo fa
Ecco cosa c’è di nuovo, nel dettaglio:
- La generazione di immagini è ora integrata direttamente nel modello GPT-4o
Fino a oggi, ChatGPT si appoggiava a DALL·E come strumento esterno. Adesso, con GPT-4o, la generazione di immagini è una capacità nativa del modello stesso, non più demandata a un modulo separato. - Non solo generazione: anche editing e modifica sono ora integrati
È possibile modificare immagini caricate nella chat, ad esempio cambiando elementi, colori, stile o aggiungendo nuovi dettagli. Già con DALL·E 3 era disponibile l’inpainting, ma oggi è integrato nativamente e in modo più fluido nel flusso conversazionale. - È disponibile anche per gli utenti Free (in rollout progressivo)
A differenza delle versioni precedenti, oggi anche gli utenti non paganti possono accedere alla funzione, seppure con tempi e modalità scaglionate. - È utilizzabile anche all’interno di Sora
Sora è la piattaforma video generativa di OpenAI: qui la funzione può essere sfruttata come punto di partenza per passare da immagine a video, aprendo scenari di creazione multimediale avanzata. - Maggiore precisione nei testi visivi
Uno dei punti deboli storici dell’AI generativa era la scrittura corretta del testo nelle immagini (es. cartelli, loghi, titoli). GPT-4o è in grado di rappresentare testi con molta più accuratezza rispetto a DALL·E 2 o 3.
In praticaChatGPT non ha imparato solo oggi a generare immagini. Lo faceva già, da tempo. La vera novità è che adesso, grazie a GPT-4o, questa funzione è più veloce, più integrata, più fluida, modificabile, e disponibile a più utenti oltre ad avere una serie di filtri per difendere il diritto d’autore ed evitare creazioni violente e pedopornografiche (il che accadeva in verità già in precedenza).
Forse sarebbe ora che certo giornalismo italiano cominciasse a fare i compiti e a studiare — o, per restare in tema, che aggiornasse il proprio prompt.
Ps: questo articolo lo ha scritto proprio ChatGpt
Leggi anche
- L‘iA è un’opportunità immensa, ma solo se sappiamo usarla efficacemente
- L’intelligenza artificiale non esiste
- L’intelligenza artificiale generativa è una minaccia per la democrazia? Dipende da noi

