Israele ha firmato un contratto da 6 milioni di dollari per influenzare favorevolmente chatGpt e i suoi fratelli

ChatGPT lancia la funzione Memory: ricorda tutto quello che gli dici di te. Vantaggi e pericoli di questa evoluzione di Open Ai

Israele ha firmato un contratto da 6 milioni di dollari per influenzare favorevolmente ChatGPT e i suoi fratelli. Il governo di Tel Aviv si affida all’ex stratega di Trump per una missione senza precedenti: orientare gli algoritmi dell’IA e riconquistare il consenso perduto della Generazione Z. NOTA: L’articolo si basa sull’inchiesta originale di Responsible Statecraft, sui documenti FARA del Dipartimento di Giustizia USA e sulle conferme indipendenti di Haaretz e The Guardian. Tutte fonti affidabili che svelano i nuovi pericoli delle iA generative.

La nuova frontiera della guerra mediatica non fa rumore. Non servono missili o conferenze stampa infuocate

La battaglia decisiva per il controllo della narrazione si combatte ora nel silenzio dei server, dove Israele ha deciso di investire pesantemente per cambiare le risposte che leggiamo ogni giorno. L’obiettivo è chiaro: Israele vuole addestrare ChatGPT e i sistemi rivali affinché raccontino la storia dal suo punto di vista. A svelare il piano è un’inchiesta di Responsible Statecraft, che ha portato alla luce un contratto da 6 milioni di dollari. Una cifra importante, destinata a cambiare per sempre il nostro rapporto con l’informazione digitale.

Il piano: milioni per l’egemonia sui dati

I documenti depositati presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti non lasciano spazio a interpretazioni. Il Ministero della Diaspora israeliano ha siglato l’accordo con Clock Tower X, una società americana di consulenza strategica.

A guidare l’operazione non c’è un tecnico qualunque, ma Brad Parscale. Il nome è noto nelle stanze dei bottoni: è l’uomo che ha disegnato la strategia digitale per l’ascesa di Donald Trump nel 2016. La sua missione per Tel Aviv è precisa. Non deve creare semplici spot, ma produrre una quantità massiccia di contenuti editoriali ottimizzati. Questi testi serviranno a “nutrire” i Grandi Modelli Linguistici, facendo sì che l’Intelligenza Artificiale li riconosca come fonti prioritarie.

Obiettivo Gen Z: presidiare la nuova fonte di verità

La mossa nasce da un’urgenza demografica. I dati interni e i sondaggi globali mostrano che Israele sta perdendo la battaglia per i cuori e le menti della Generazione Z. I ventenni di oggi ignorano i telegiornali e diffidano dei giornali tradizionali. Si informano su TikTok o, sempre più spesso, ponendo domande dirette ai chatbot.

Il calcolo è pragmatico. Se i giovani usano l’IA come oracolo, Israele deve assicurarsi che l’oracolo parli la sua lingua. L’operazione punta a saturare il web con articoli e analisi pro-Israele tecnicamente strutturati per essere “pescati” dagli algoritmi. Quando un utente chiederà conto delle azioni a Gaza o in Cisgiordania, la risposta generata sarà statisticamente più propensa a riflettere la linea di Tel Aviv.

Questa strategia segna un punto di svolta inquietante

Abbiamo creduto a lungo che l’Intelligenza Artificiale fosse un arbitro imparziale, una sintesi asettica della conoscenza umana. L’inchiesta dimostra il contrario: l’IA è un territorio di conquista come un altro.

Utilizzando tecniche avanzate per simulare il comportamento dei motori di ricerca, la società di Parscale può aggiustare il tiro in tempo reale. La realtà fattuale diventa così un asset acquistabile. Chi ha il budget per inondare il sistema di informazioni “di qualità” (agli occhi della macchina), vince la partita della percezione.

La notizia di Israele che ha firmato un contratto da 6 milioni di dollari per influenzare favorevolmente chatGpt mette in luce una realtà su commissione

Siamo oltre la propaganda classica. Non è più l’arte di convincere, ma l’ingegneria della conoscenza. Mentre i legislatori europei discutono di copyright e privacy, attori statali stanno già lavorando per modellare le risposte che appariranno domani sui nostri schermi.

La questione etica è enorme. Tra qualche anno, quando chiederemo a un’IA di spiegarci un conflitto, potremo fidarci della risposta? O staremo semplicemente leggendo il risultato di un contratto milionario firmato in un ufficio di Washington?

Ginevra Leone

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