Cina, licenziare un dipendente per sostituirlo con l’intelligenza artificiale è illegale

Cina, autostrade costruite da robot e droni: 158 chilometri senza operai grazie all’intelligenza artificiale

In Cina non si può più licenziare un lavoratore con la sola scusa di volerlo sostituire con l’intelligenza artificiale. Lo hanno stabilito due tribunali, quello di Hangzhou e quello di Pechino, in due casi diversi arrivati a sentenza a pochi mesi di distanza. La decisione più importante è del 30 aprile 2026, quando la Corte intermedia del popolo di Hangzhou ha dichiarato illegittimo il licenziamento di un dipendente sostituito da un sistema di IA. Una svolta che arriva proprio dal paese che punta tutto sull’intelligenza artificiale per la propria crescita economica, e che riguarda da vicino chiunque tema per il proprio posto di lavoro nell’era dell’automazione.

Il caso che ha fatto scattare la sentenza

Al centro della vicenda c’è un uomo identificato solo con il cognome Zhou. Assunto nel novembre 2022 come supervisore del controllo qualità in un’azienda tecnologica, il suo compito era controllare le risposte generate dai modelli linguistici di intelligenza artificiale, per uno stipendio mensile di circa 25.000 yuan, poco più di 3.600 euro.

Nel 2024 l’azienda ha deciso che l’IA era ormai in grado di svolgere da sola questo controllo. A Zhou è stata offerta una posizione diversa, con un taglio dello stipendio del 40%. L’uomo ha rifiutato e per questo è stato licenziato. Zhou ha fatto ricorso, prima con un arbitrato e poi in tribunale. I giudici gli hanno dato ragione, condannando l’azienda a pagare un risarcimento.

Perché il licenziamento è stato giudicato illegale

La motivazione dei giudici è semplice da capire: in Cina, come in molti altri paesi, un’azienda può licenziare un dipendente solo in situazioni ben precise, per esempio una crisi economica grave, una fusione societaria o un cambiamento che rende davvero impossibile continuare il rapporto di lavoro.

Il tribunale di Hangzhou ha spiegato che sostituire un compito umano con un software non rientra in nessuna di queste categorie. La Corte ha dichiarato che le aziende non possono licenziare i dipendenti o tagliare gli stipendi soltanto perché la tecnologia è cambiata. In altre parole, l’automazione da sola non basta a giustificare un licenziamento.

I giudici hanno anche aggiunto un consiglio alle imprese: se serve ristrutturare l’organico per via dell’intelligenza artificiale, la priorità dovrebbe essere formare di nuovo il personale, non licenziarlo.

Non è un caso isolato: il precedente di Pechino

La sentenza di Hangzhou non nasce dal nulla. Già il 26 dicembre 2025 l’ufficio municipale di Pechino per le risorse umane aveva affrontato un caso simile, quello di un lavoratore addetto alla raccolta di dati cartografici, sostituito da un sistema automatizzato. Anche in quel caso il verdetto era stato lo stesso: sostituire una mansione con l’IA non è un motivo legalmente valido per chiudere un contratto di lavoro. Le due decisioni, arrivate da città e uffici diversi, mostrano che si tratta di un orientamento condiviso e non di un episodio isolato.

Ricordiamo che ne scrivemmo a proposito di Xiaomi ha inaugurato una smart factory che produce un telefono al secondo grazie alle iA e di autostrade costruite da robot e droni: 158 chilometri senza operai grazie all’intelligenza Artificiale in Cina.

La notizia colpisce per un motivo preciso: arriva proprio dalla Cina, il paese che sta investendo di più al mondo sull’intelligenza artificiale e che punta a diventare leader mondiale in questo settore entro il 2030

Eppure, mentre le aziende cinesi accelerano sull’adozione dell’IA, le autorità sembrano voler mettere un freno agli abusi, soprattutto in un momento di rallentamento economico e di disoccupazione giovanile in crescita.

Il confronto con altri paesi rende la vicenda ancora più interessante. Negli Stati Uniti, per esempio, non esiste nessun divieto simile: a novembre 2025 due senatori, uno democratico e uno repubblicano, hanno proposto una legge che si limita a chiedere alle grandi aziende di comunicare quanti posti di lavoro vengono eliminati o creati a causa dell’IA, senza vietare nulla. In Italia, invece, alcuni tribunali del lavoro si stanno muovendo su casi simili, valutando caso per caso se un licenziamento legato all’automazione sia legittimo oppure no.

Per le imprese cinesi il messaggio dei tribunali è chiaro

introdurre l’intelligenza artificiale va benissimo, ma non può diventare una scorciatoia per liberarsi dei dipendenti o tagliare gli stipendi senza rispettare le regole del diritto del lavoro. Chi vuole automatizzare un ruolo deve prima verificare se esistono alternative, come lo spostamento del lavoratore ad altre mansioni con condizioni eque, prima di arrivare al licenziamento.

Per i lavoratori, invece, la sentenza rappresenta un precedente a cui appellarsi in caso di situazioni simili, anche se ogni causa andrà comunque valutata caso per caso dai giudici.

Cina, licenziare un dipendente per sostituirlo con l’intelligenza artificiale è illegale: la notizia in breve

È vero che la Cina ha vietato per legge di licenziare per l’intelligenza artificiale? Non si tratta di una nuova legge approvata dal parlamento cinese, ma di sentenze di due tribunali, quello di Hangzhou e quello di Pechino, che hanno stabilito che sostituire un lavoratore con l’IA non è di per sé un motivo legittimo di licenziamento secondo le leggi sul lavoro già esistenti.

Chi è il lavoratore protagonista della sentenza più famosa? Si tratta di un uomo identificato con il cognome Zhou, un supervisore del controllo qualità che verificava le risposte di modelli di intelligenza artificiale prima di essere licenziato dopo il rifiuto di un demansionamento con taglio dello stipendio.

Quando è stata pubblicata la sentenza di Hangzhou? La decisione è stata resa pubblica il 30 aprile 2026, a ridosso della Festa del lavoro del Primo maggio.

Un’azienda può ancora licenziare se automatizza un ruolo con l’IA? Sì, ma solo se dimostra condizioni oggettive e straordinarie, come una crisi aziendale grave o una ristrutturazione profonda, non la semplice scelta di sostituire una persona con un software.

Questa regola vale anche fuori dalla Cina, per esempio in Italia? No, la sentenza cinese vale nel sistema legale cinese. In Italia esistono comunque cause simili in corso davanti ai tribunali del lavoro, che valutano caso per caso se un licenziamento legato all’automazione sia legittimo.

Gli Stati Uniti hanno una legge simile a quella cinese? No. Negli Stati Uniti è stata proposta una legge bipartisan che obbliga le grandi aziende a comunicare i dati sui licenziamenti legati all’IA, ma non vieta questo tipo di licenziamento come invece stabilito dai giudici cinesi.

Ginevra Leone

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