Addio a Rino Tommasi: una delle voci più iconiche del giornalismo sportivo italiano

Addio a Rino Tommasi: A 90 anni, se ne va una delle voci più iconiche e riconoscibili del giornalismo sportivo italiano

Con la scomparsa di Rino Tommasi, morto a 90 anni, se ne va una delle voci più iconiche del giornalismo sportivo italiano. Capace di unire competenza, passione e una precisione quasi maniacale che gli valse il soprannome di “computeRino”. Il suo contributo al tennis e al pugilato è stato straordinario, non solo come cronista ma anche come organizzatore e promotore di eventi.

Rino Tommasi: una carriera tra racchette e guantoni

Nato a Verona, Tommasi ha vissuto per lo sport, trasformando una passione giovanile in una carriera leggendaria. Dopo aver praticato il tennis a livello competitivo, con due medaglie ai campionati mondiali studenteschi, approdò al giornalismo sportivo. Le sue telecronache di tennis, in coppia con l’irriverente Gianni Clerici, sono rimaste nella memoria collettiva per il loro tono unico, a metà tra la chiacchierata tra amici e l’analisi tecnica più raffinata. “Io e Gianni commentiamo le partite come due amici davanti alla tv – diceva – e ci pagano per svolgere un lavoro per il quale pagheremmo noi”.

Ma è stato con il pugilato che Tommasi ha raggiunto l’apice della sua poliedrica carriera. Non solo cronista, ma anche organizzatore di incontri epocali come la rivincita tra Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi, e cantore dei grandi del ring internazionale, da Muhammad Ali a Mike Tyson. Le sue telecronache, come quella del match Hagler-Mugabi, rimangono tra i capolavori della narrazione sportiva italiana.

Con oltre 149 tornei del Grande Slam seguiti dal vivo, 400 telecronache di pugilato e la copertura di 13 edizioni dei Giochi Olimpici, Tommasi non era solo un testimone, ma un archivio vivente dello sport

La sua carriera lo portò ovunque: da Kinshasa per lo storico incontro Ali-Foreman, a Wimbledon e Parigi per raccontare i trionfi dei grandi del tennis, fino agli Stati Uniti per le sue celebri telecronache del Super Bowl e delle sfide di boxe che scrissero la storia della “nobile arte”.

La sua visione del giornalismo sportivo, influenzata da un approccio all’americana. Si basava sulla centralità dei numeri e delle statistiche, convinto che i dati potessero raccontare storie nascoste dietro le performance. Questa capacità analitica lo rese un maestro, capace di combinare precisione e passione.

Il presidente del Coni, Giovanni Malagò, lo ha definito “un protagonista indiscusso del nostro mondo”, mentre la Federazione Pugilistica Italiana lo ha salutato come un Maestro. Figlio di Virgilio Tommasi, ex atleta olimpico e primatista di salto in lungo, Rino ha portato avanti una tradizione familiare d’eccellenza nello sport, senza mai perdere lo spirito ironico e genuino che lo caratterizzava.

Nonostante il successo e i numerosi riconoscimenti, Tommasi rimase sempre un appassionato. “Forse ho visto troppo sport”, scriveva nel titolo di uno dei suoi libri, un’affermazione che riassume perfettamente la sua vita. La sua capacità di raccontare il mondo dello sport con umiltà, precisione e passione lo ha reso un punto di riferimento, non solo per gli appassionati di tennis e pugilato, ma per chiunque ami lo sport.

Con Rino Tommasi se ne va un pezzo di storia dello sport italiano, ma il suo spirito e la sua eredità continueranno a vivere in tutti coloro che vedono nello sport non solo una competizione, ma un’arte da raccontare.

Giancarlo Vitale

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