È morta lunedì scorso, all’età di 91 anni, nella sua casa ai Parioli, a Roma, l’attrice Lea Massari. Era assistita da tempo a seguito di una caduta domestica. Ieri si sono svolti i funerali, in forma strettamente privata, nella cattedrale di Sutri, in provincia di Viterbo. La sepoltura è avvenuta nel cimitero comunale, all’interno della cappella di famiglia. La notizia è stata riportata da Il Messaggero. Da oltre trent’anni l’attrice aveva scelto il silenzio, ritirandosi a vita privata a soli 57 anni.
Lea Massari: una carriera tra Italia e Francia, sempre fuori dagli schemi
Lea Massari, nata a Roma il 30 giugno 1933 con il nome di Anna Maria Massetani, è stata un volto elegante, rigoroso e mai conforme. Dopo una formazione cosmopolita, si impose nel cinema italiano con ruoli intensi e mai banali. L’esordio fu con Sergio Leone nel film Il colosso di Rodi. Seguì Una vita difficile di Dino Risi, in cui recitava al fianco di Alberto Sordi. Lavorò anche con Nanni Loy, Giuseppe Bertolucci e i fratelli Taviani in Allonsanfàn.
Il ruolo che la consacrò fu quello di Anna ne L’avventura di Michelangelo Antonioni, presentato a Cannes nel 1960. La sua improvvisa scomparsa nella trama del film divenne un simbolo narrativo, e la sua interpretazione contribuì in modo decisivo all’atmosfera sospesa e inquieta del capolavoro. Nonostante l’Italia le offrisse parti importanti, fu la Francia a riconoscere per prima la sua grandezza. Su cinquantacinque registi che la diressero, solo ventinove erano italiani.
Teatro e televisione: rigore e profondità
La carriera di Massari non si limitò al grande schermo. A teatro fu la prima Rosetta del Rugantino di Garinei e Giovannini, dimostrando una versatilità che molti colleghi le riconoscevano. In televisione interpretò due ruoli rimasti scolpiti nella memoria del pubblico: la Monaca di Monza nella storica edizione de I promessi sposi diretta da Sandro Bolchi nel 1967, e Anna Karenina nel 1974, sempre sotto la regia di Bolchi. In entrambi i casi, la sua recitazione misurata ma intensa le valse l’ammirazione di critica e pubblico.
Il ritiro dalle scene e la vita lontana dai riflettori
Nel 1990, a soli 57 anni, Lea Massari decise di chiudere con il cinema, la televisione e il teatro. Non partecipò più a trasmissioni, non rilasciò interviste, non apparve in eventi pubblici. Una scelta radicale, coerente con la sua idea di sobrietà e riservatezza. Non cercò mai la visibilità mediatica. Fu un’attrice di sostanza, mai di superficie.
Negli ultimi tempi viveva nel suo appartamento ai Parioli, lontana dalle cronache. Una caduta domestica, avvenuta mesi fa, ne aveva compromesso le condizioni di salute. La famiglia ha voluto che l’ultimo saluto si svolgesse in assoluta riservatezza, come lei avrebbe voluto. Nessuna camera ardente, nessuna cerimonia pubblica.
Principali film e interpretazioni di Lea Massari
- L’avventura (1960) di Michelangelo Antonioni
- Il colosso di Rodi (1961) di Sergio Leone
- Una vita difficile (1961) di Dino Risi
- I cavalieri della vendetta (Llanto por un bandido) (1964) di Carlos Saura
- Lo voglio morto (I Want Him Dead) (1968) di Paolo Bianchini
- Soffio al cuore (Le souffle au cœur) (1971) di Louis Malle
- La corsa della lepre attraverso i campi (La course du lièvre à travers les champs) (1972) di René Clément
- La femme en bleu (1973) di Michel Deville
- Allonsanfàn (1974) dei fratelli Taviani
- Le divorce (1979) di Michel Wyn
Interpretazioni in teatro e televisione
- Rugantino (1962), regia teatrale di Garinei e Giovannini — fu la prima Rosetta
- I promessi sposi (1967), sceneggiato Rai — nel ruolo della Monaca di Monza, regia di Sandro Bolchi
- Anna Karenina (1974), miniserie Rai — regia di Sandro Bolchi
Lea Massari: una presenza che ha attraversato il tempo restando intatta
Lea Massari non è stata una diva. Né una comparsa. È stata un’attrice che ha scelto di esserci con misura. Ha dato volto e corpo a un’idea di cinema sobria, non esibita, profondamente intellettuale. Ha attraversato la grande stagione del cinema d’autore italiano e francese mantenendo coerenza, rigore e distanza da ogni tentazione di spettacolarizzazione. La sua assenza dagli schermi, durata oltre trent’anni, non ha mai cancellato il ricordo della sua voce, del suo sguardo, della sua postura.
Francesca Rampazzo
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