Maggio 25, 2022
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E un solo appello: pace e fratellanza. Sono passati cinquant’anni dal debutto, ma non muta la forza di “Jesus Christ Superstar”. Appuntamento ormai immancabile in tv nella notte tra Pasqua e lunedì santo (alle 24.50 su Rete 4) con il film del 1973 diretto da Norman Jewison in Terra Santa, il musical di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice è anche appena tornato in scena al Teatro Sistina di Roma, dove rimarrà fino a domenica nella versione diretta da Massimo Romeo Piparo dedicata al dramma della guerra tra Russia e Ucraina.

Protagonista di Jesus Christ Superstar è sempre Ted Neeley

al tempo giovane trentenne, oggi artista maturo, ma inarrestabile, che a 78 primavere continua a girare il mondo esibendosi e incontrando i milioni di fan del musical. “Io stesso non avrei mai immaginato quello che sarebbe accaduto dopo quel film – racconta all’ANSA -. Jewison volle provinarci insieme, io e Carl Anderson, che ha poi interpretato il Giuda nero.

La prima volta che mi guardai allo specchio vestito e truccato da Gesù – sorride – rimasi senza parole”. Nato inizialmente come doppio album con Ian Gillan, voce dei Deep Purple, nella parte del figlio di Dio, diventato poi musical a Broadway e infine film, “Jesus Christ Superstar” ebbe subito un successo pazzesco, ma anche critiche feroci.

Per la prima volta si “osava” raccontare gli ultimi giorni della vita di Cristo in rock

tra atmosfere hippie e chitarre elettriche, con una sensualissima Maddalena e Giuda che diventava quasi un predestinato alla dannazione. La Bbc bandì l’album come “sacrilego”, mentre davanti ai teatri negli Stati Uniti si organizzavano picchetti. “‘Avete visto lo spettacolo?’, chiedevo a chi protestava – racconta Neeley – La risposta era sempre ‘no’. Ne avevano solo sentito parlare e lo bollavano come ‘anticristiano’.

Così ho cominciato a invitarli dentro e ogni volta ne uscivano innamorati, tornando ancora e ancora a vederlo”. Impossibile, infatti, non lasciarsi travolgere dalle 23 hit come “Superstar”, “I don’t know how to love him” o la psichedelica quanto sofferta preghiera di Cristo nel “Getsemani”. “La forza di Jesus Christ Superstar è il suo messaggio universale.

Si parla di pace, amore, rispetto, di gentilezza e comprensione

– spiega Neeley -. Piparo ha creato un potentissimo evento dal vivo, che rispetta sia il film che l’album originale. Sono veramente orgoglioso di far parte di questo cast, perché insieme rappresentiamo la pace, l’amore e la collaborazione reciproca”. In scena con lui, oltre a Frankie Hi-Nrg nel ruolo di Erode (per la prima volta in versione hip-hop) e l’orchestra dal vivo del maestro Emanuele Friello, c’è infatti un cast di 30 performer internazionali, con il mezzosoprano ucraino Sofiia Chaika e il soprano russo Anna Koshkina che a Roma, con le rispettive bandiere sulle spalle, hanno commosso intonando Could we start again, please? (Potremmo ricominciare daccapo, per favore?)”. Dopo Roma, il musical sarà al Verdi di Firenze dal 22 al 24 aprile per proseguire in tournée fino a giugno con tappe anche a Bari, Bassano del Grappa, Genova, Torino, Reggio Emilia, Bologna e Parma.

Ma Neeley, ogni sera osannato nelle vesti di Gesù, ha mai sognato di interpretare un cattivo?

“No, mai – ride lui – Qualche volta però mi sono chiesto ‘e se Jewison avesse scelto qualcun altro?’. Perché quel film ha cambiato la mia vita per sempre. Oltre all’impatto spirituale, oltre alla professione, su quel set ho incontrato l’amore della mia vita, mia moglie Leeyan Granger, magnifica danzatrice del Balletto nazionale canadese e madre dei miei figli. Come dire, ho avuto anche io il mio piccolo miracolo”.

Lucio Russo

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